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L'omicidio

Delitto di Garlasco, Andrea Sempio: "Incontrammo Stasi in un locale e spostammo il tavolo per non farlo incrociare con Marco Poggi. Chiara? Solo rapporto di cortesia"

Intervista a Quarta Repubblica

Giovanni Ramiri

03 Marzo 2026, 09:32

Delitto di Garlasco, Andrea Sempio: "Incontrammo Stasi in un locale e spostammo il tavolo per non farlo incrociare con Marco Poggi. Chiara? Solo rapporto di cortesia"

Certo che questa situazione mi fa arrabbiare e c’è della rabbia. Ma prendersela coi giornalisti che trovo davanti a casa e che fanno il lavoro non serve a niente. Si va avanti e si spera che passi il tutto”. Lo ha detto Andrea Sempio, ospite a Quarta Repubblica lunedì 2 marzo su Rete Quattro. Sempio, indagato in concorso per l’omicidio di Chiara Poggi, ha risposto alle domande del conduttore Nicola Porro e degli ospiti in studio.

Al momento non ho una vera e propria vita – rivela Sempio - La mia vita è lavoro, casa e se esco vado via con gli avvocati. Recentemente hanno risentito alcuni miei amici o miei compagni di scuola, se io li vedo qualcuno potrebbe dire che si sono messi d’accordo. Nuove conoscenze capita, ma starmi vicino in questo momento è difficile perché se ti vedono con me rischi di ritrovarti sui giornali”.

Io non conoscevo Stasi e nessuno della famiglia – dice ancora - Chiara Poggi sì, Alberto Stasi non l’ho mai visto a casa, l’ho incrociato solo una volta dopo l’omicidio in un locale di Garlasco. Aveva un cappellino, all’epoca era strano. C’era anche Marco e ci siamo fatti spostare il tavolo, per fare in modo che non si incrociassero”. Perché non dovevano incrociarsi, chiede Porro. “C’era già in corso l’indagine contro Stasi e abbiamo cercato di tenerli lontani, di mettere una barriera”.

Una battuta anche sul prossimo referendum: ““Andrò a votare al referendum e voterò sì –  ho parlato con gli avvocati e chi ha lavorato in quell’ambiente, mi hanno spiegato per ciò che ho potuto capire”.

“Perché non ha chiamato Biasibetti quando Marco Poggi era in montagna”, chiede ancora Rita Cavallaro? “Semplicemente, come già detto – risponde -   non ho chiamato Marco perché non sapevo cosa dire. Nemmeno Biasibetti, non c’è una ragione particolare”.

Non ricordo quale libro dovessi comprare a Vigevano – ricorda Sempio – lo scontrino l’ho fatto io. Testimoni che dicono che me l’hanno passato li vorrei vedere, se ci sono dicono balle. Se ci sono, perché è già cambiato più volte. I miei l’avevano ritrovato qualche giorno dopo e messo in un cassetto. Quando con i carabinieri ne abbiamo parlato, mio padre ha chiamato mia madre per chiederle se c’era ancora e siamo andati a prenderlo”.

Con Chiara non avevamo alcun rapporto – afferma ancora Sempio – l’avrò vista dieci volte, ma non avevamo nessun rapporto se non di cortesia”.

Infine le telefonate con l'allora capo della polizia giudiziaria Sapone: "Credo che le chiamate siano tre, una lunga e due brevi, intervallate da chiamate col mio avvocato dell'epoca. Non ricordo il tema della chiamate".

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