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L'omicidio di Chiara Poggi

Delitto di Garlasco, i dubbi del giudice Vitelli: "Lavandino sporco senza sangue paradigma delle criticità delle accuse contro Stasi"

Le parole a Lo Stato delle Cose: "I capelli? Non so di chi siano. Bisogna avere il coraggio di dire non lo so"

Giovanni Ramiri

19 Febbraio 2026, 12:58

Delitto di Garlasco, i dubbi del giudice Vitelli: "Lavandino sporco senza sangue paradigma delle criticità delle accuse contro Stasi"

Vitelli con il dispenser del lavandino di casa Poggi

Questo dispenser che cosa ci porta? Perché è un elemento contro Stasi? Cosa non la convinceva?”. La domanda di Massimo Giletti, nell’ultima puntata di Lo Stato delle Cose, durante l’ampio approfondimento dedicato al delitto di Garlasco, è per Stefano Vitelli, il giudice che nel 2009 assolse Alberto Stasi dall’accusa di aver ucciso Chiara Poggi. Il riferimento è al dispenser di sapone e al lavandino del bagno dei Poggi.

Il giudice Stefano Vitelli

“Il dispenser – spiega il dottore Vitelli - pone una serie di criticità che poi sono, come dire, paradigmatiche di tutta una serie di criticità di cui a mio avviso l'impianto accusatorio nei confronti di Stasi è stato caratterizzato dall'inizio fino alla fine. Quel lavandino è sporco senza sangue. Allora, se non c'è il sangue e nemmeno nel sifone, devo pensare che ci sia stato un lavaggio accurato. Questo logicamente viene da dire. Se c'è un lavaggio accurato, non si comprende perché sia sporco, ci siano tracce di dna di altri familiari, ci siano dei capelli repertati dai carabinieri di Vigevano”.

“E quindi – prosegue il giudice - il fatto che sì, l'assassino abbia sostato davanti allo specchio e ce lo dicono le impronte sul tappetino, ma quel lavandino presenti una criticità di fondo, cioè sia sporco senza sangue pone un ragionevole dubbio sul fatto che davvero l'aggressore abbia utilizzato il lavandino. I teli a cui alcuni ospiti prima facevano cenno, potevano tranquillamente essere stati utilizzati dall'aggressore guardandosi davanti allo specchio.

Che Stasi la sera prima possa aver utilizzato il lavandino per lavarsi le mani dopo aver mangiato la pizza, circostanza accertata, e e prima di lavorare alla tesi, circostanza accertata, non ce lo deve dire l'imputato, ce lo dice innanzitutto il buonsenso. Perché l'imputato ci deve dire le cose anomale, le cose particolari, non ci deve dire quante volte è andato in bagno e ha tirato giù lo sciacquone. Non ci deve dire che ha usato il lavandino per lavarsi le mani. Altrimenti veramente c'è un'inversione che è davvero pericolosa”.

Chiede ancora Giletti: “Faccio una domanda da profano. Ma quei famosi quattro capelli che vengono trovati nel lavandino testimoniano che però questo lavandino non è stato proprio pulito per niente. Ma poi perché nessuno li ha messi da parte per verificare se magari potessero appartenere a qualcuno?”.

La puntata completa

“Non lo so. Io non lo so di chi siano quei capelli, bisogna iniziare a dire non lo so, non lo so su tante cose – spiega il dottor Vitelli - Bisogna imparare a dire non lo so se non abbiamo elementi, non lo sappiamo. Quello che a me interessa perché è centrale è che quel lavandino è sporco e non c'è sangue e le due cose pongono un grosso problema. Attenzione, un grosso problema, non sto dicendo che è sicuro che non l'abbia utilizzato, ma pongono un grosso problema sul fatto che l'aggressore con le mani sporche di sangue abbia utilizzato il lavandino. Peccato che non c'è sangue e peccato che il lavandino è sporco”.

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