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Salute

Tubercolosi a Grosseto, un caso in un istituto superiore. Si mobilita la Asl: screening per tutti i contatti

L’azienda sanitaria assicura: "Nessun allarme contagio. Avviate tutte le verifiche e i protocolli di monitoraggio e prevenzione"

Giovanni Ramiri

22 Gennaio 2026, 06:00

Tubercolosi a Grosseto, un caso in un istituto superiore. Si mobilita la Asl: screening per tutti i contatti

Segnalato un caso di tubercolosi (foto di archivio)

A seguito di una segnalazione, è stato riscontrato un caso di tubercolosi in un istituto superiore di Grosseto. Lo studente contagiato è stato immediatamente visitato e l’azienda Usl Toscana sud est ha attivato le procedure sanitarie previste per il monitoraggio e la prevenzione, come stabilito dai protocolli nazionali sulle malattie infettive.

Dalle verifiche epidemiologiche avviate non è emerso un significativo rischio di trasmissione all’interno della scuola. In via precauzionale, il Dipartimento di prevenzione effettuerà comunque controlli sanitari sui contatti considerati più esposti, al fine di tutelare la salute pubblica.

La sorveglianza prevede l’esecuzione del test di Mantoux e, se necessario, una radiografia del torace. Il test, di semplice somministrazione, è un primo strumento che consente di individuare eventuali contatti con il bacillo tubercolare (bacillo di Koch).

L’Asl sottolinea che un risultato positivo non equivale a una malattia in corso, ma è un primo elemento per valutare la necessità di ulteriori accertamenti o trattamenti. Gli eventuali effetti collaterali sono generalmente lievi o assenti. Tutte le persone individuate come contatti stretti dello studente saranno contattate direttamente dal Dipartimento di prevenzione per tutti gli accertamenti. 

La malattia

La tubercolosi è una malattia infettiva oggi considerata a bassa incidenza nel nostro Paese. Nella maggior parte dei casi, soprattutto se diagnosticata precocemente e monitorata con costanza, è curabile con terapie antibiotiche mirate. La trasmissione avviene per via aerea, generalmente dopo contatti prolungati, ravvicinati e in ambienti chiusi e affollati. 

Non è sicuro che le persone infette sviluppino la malattia attiva, spesso si riscontra una forma latente non contagiosa. Proprio per questo motivo i protocolli sanitari prevedono controlli mirati e circoscritti, senza la necessità di misure straordinarie.

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