Il caso
La foto postata
La settimana politica grossetana si è aperta con un fragoroso scontro ideologico che dai social è passato direttamente alle sedi istituzionali. Tutto è partito da uno scatto di Antonfrancesco Vivarelli Colonna: il Sindaco, noto per un utilizzo dei social spesso ironico e sopra le righe, ha pubblicato una foto che lo ritrae con occhiali scuri e un cartello netto: "Grazie mamma per non avermi fatto comunista". Un post accompagnato da un semplice "Buon inizio di settimana" che ha scatenato un mix di risate, critiche feroci e richiami a un certo stile comunicativo figlio del berlusconismo anni '90.
La risposta del Pci di Grosseto non si è fatta attendere e ha assunto i toni di una vera e propria barricata culturale. La Segreteria Provinciale ha diffuso una nota ufficiale che non lascia spazio a mediazioni, accusando il primo cittadino di utilizzare la propria visibilità per alimentare una visione distorta del passato.
"Restiamo stupiti non tanto delle uscite del Sindaco di Grosseto a cui siamo abituati", esordisce il Pci, "quanto al continuo revisionismo storico, culturale ed ideologico che la 'politica moderna' alimenta come verità. Una verità, falsa, usata dai poteri e dai numeri per evitare che i cittadini e le nuove generazioni possano sentirsi attratti e approfondire che cosa è avvenuto studiando la storia reale".
Secondo i rappresentanti del Pci, il tempismo del post, arrivato in occasione della festa della mamma, era ampiamente prevedibile, ma non per questo meno grave. Il partito contesta radicalmente l'idea che la libertà di cui godiamo oggi sia un dato scontato: "Affermazione che fa parte di una certa cultura politica, che con il tempo si è convinta che la libertà e la democrazia in questo paese siano sempre esistiti. Caro Sindaco, Lei oggi, oltraggia chi ha dato la propria vita per sconfiggere il fascismo e il nazismo. Sì, ha capito bene, se non ci fossero state l'Unione Sovietica, l'Armata Rossa e la Resistenza non ci sarebbe stata democrazia e la libertà di espressione".
Il comunicato prosegue alzando il livello dello scontro, sottolineando la differenza morale e storica tra le parti: "Oggi, Lei si permette di offendere la memoria dei Comunisti, di chi ha combattuto e dato la propria vita per la democrazia e la libertà dall'occupazione fascista e nazista. Vede, se avesse vinto il fascismo, noi non avremmo potuto scrivere nessuna parola contro quel mostruoso regime. Questa è la differenza tra noi Comunisti e chi attraverso rigurgiti si dichiara fascista".
Il Pci rincara la dose ricordando la fine del regime fascista: "I Comunisti non sono mai scappati, mentre Mussolini cercò di lasciare l'Italia vestito da soldato tedesco. Ci pare che ci sia stata fin troppa indulgenza delle stesse Istituzioni, sui raduni fascisti e nazisti".
In chiusura, la Segreteria Provinciale lancia un appello istituzionale a Vivarelli Colonna, richiamandolo ai suoi doveri di rappresentante della comunità: "Lei è un rappresentante delle Istituzioni e come tale, Le chiediamo il massimo impegno affinché resti il Sindaco di tutte e tutti i cittadini e rispettoso di chi è morto per darle la libertà di scrivere provocazioni".
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