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La protesta

Vergogna Aurelia, l’urlo della Maremma a passo d'uomo a Capalbio: "Basta morti, ora sicurezza"

Giovanni Ramiri

17 Aprile 2026, 16:57

Vergogna Aurelia, l’urlo della Maremma a passo d'uomo a Capalbio: "Basta morti, ora sicurezza"

Un incidente sull'Aurelia

Il silenzio della burocrazia è stato spezzato oggi dal rombo di un lungo serpentone di auto che ha invaso la statale Aurelia. Una protesta ordinata ma decisa, che procedendo a 40 chilometri orari ha rallentato il traffico per accendere i riflettori su un’urgenza non più rimandabile: il completamento e la messa in sicurezza del Corridoio Tirrenico. A Capalbio si è consumato un atto di mobilitazione collettiva che ha visto marciare fianco a fianco la Provincia di Grosseto, il Comune, la Camera di Commercio e una folta rappresentanza di amministratori locali, parlamentari e sindacati, tutti uniti sotto un unico vessillo che supera i colori politici. Almeno 150 persone ha partecipato alla protesta.

Il principale problema risiede in un tratto di appena 14 chilometri, un imbuto stradale che il sindaco di Capalbio, Gianfranco Chelini, ha definito senza mezzi termini uno scempio. Il primo cittadino ha richiamato l’attenzione sulla "contabilità macabra" di incidenti e croci che hanno segnato questo lembo di terra, sottolineando l’assurdità di un’opera rimasta incagliata nel passaggio di competenze tra una società in liquidazione e l’Anas. Una paralisi amministrativa che costa vite umane e che oggi il territorio ha deciso di denunciare con forza.

Il presidente della Provincia, Francesco Limatola, ha ribadito come l’Aurelia sia un’arteria vitale per l’intera nazione, percorsa quotidianamente da pendolari, turisti e mezzi pesanti. Dietro i numeri freddi dei verbali stradali ci sono storie spezzate e comunità ferite, un dramma sociale che impone la messa in sicurezza immediata della direttrice. Questa posizione è stata sostenuta con vigore anche dal mondo economico; Riccardo Breda, alla guida della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, ha espresso l'inaccettabilità di un’attesa che dura da decenni, frenando lo sviluppo della Toscana e dell'Italia intera.

Tra i presenti anche il governatore Eugenio Giani: " In corteo a Capalbio per chiedere più sicurezza sull’Aurelia. Una mobilitazione forte, nata dopo i tanti incidenti che continuano a colpire questo tratto di strada, dove ancora oggi si registrano tragedie e situazioni di grande pericolo. La sicurezza stradale e il completamento del corridoio tirrenico non possono più aspettare. Serve un impegno concreto per mettere in sicurezza un’arteria fondamentale per la Toscana, troppo a lungo segnata da criticità e ritardi".

Dal fronte sindacale, la CISL ha spostato l’accento sul diritto fondamentale alla sicurezza per chi lavora e viaggia, chiedendo una responsabilità trasversale della politica per risolvere un problema cronico che continua a mietere vittime. La manifestazione ha assunto anche una forte connotazione politica nazionale: Marco Simiani, capogruppo PD in Commissione Ambiente, ha cavalcato la protesta chiedendo al governo Meloni e al ministro Salvini di abbandonare gli slogan per restituire i finanziamenti necessari all'ammodernamento dell'infrastruttura.

L’immagine di oggi a Capalbio resta quella di una terra che non vuole più aspettare. La richiesta che sale dai territori è limpida: servono risorse certe e tempi rapidi per trasformare una strada pericolosa in un corridoio moderno, ponendo fine a un’attesa che sa ormai di rassegnazione.

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