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Il caso

Guerra del lupo in Maremma, i Pastori attaccano il Parco: "No all'ampliamento. La prevenzione è fallita e servono azioni reali"

Giovanni Ramiri

15 Aprile 2026, 14:49

Lupi, vitello sbranato e pastori allo stremo: «Così non possiamo andare avanti» nella foto Mirella Pastorelli

Nella cornice, Mirella Pastorelli, presidente del Comitato Pastori d’Italia

a tensione tra allevatori e istituzioni raggiunge il punto di rottura dopo l'ultimo attacco subito dall'azienda Serra. Mirella Pastorelli, presidente del Comitato Pastori d’Italia, interviene con fermezza per smentire le ricostruzioni di Simone Rusci, presidente del Parco della Maremma, sull'episodio del 13 aprile scorso. Secondo Pastorelli, non si può più parlare di mancanza di prevenzione perché, nel caso specifico, "la predazione è avvenuta in pieno giorno, con la presenza attiva dei cani da guardiania e dell’allevatore". Questo dimostra inequivocabilmente che le misure indicate dal Parco come risolutive erano pienamente operative, ma che ormai "il livello di pressione predatoria ha superato la soglia di gestibilità" e il lupo ha perso ogni timore verso l'uomo.

Il nodo centrale della polemica riguarda la gestione dei fondi e l'efficacia delle strategie adottate finora. La presidente sottolinea come da oltre trent’anni si finanzino "studi, monitoraggi e convegni sulla specie", attività che però non producono alcuna ricaduta positiva per le aziende zootecniche in termini di riduzione del danno. La richiesta del Comitato è drastica: basta chiacchiere, le risorse pubbliche devono essere "riorientate al sostegno diretto alle imprese" attraverso opere di prevenzione strutturale, risarcimenti totali e immediati, oltre a misure concrete di sostegno al reddito per chi vive di pastorizia.

Sul tavolo c'è anche il progetto di ampliamento del Parco della Maremma, al quale i pastori oppongono un rifiuto categorico. Pastorelli esprime una "netta contrarietà" all'estensione dell'area protetta, convinta che un simile provvedimento finirebbe solo per aggravare le criticità della zootecnia e spingere i predatori verso le zone abitate, con rischi per la "sicurezza dei cittadini e sulla fruibilità turistica del territorio". Il Comitato richiama quindi le autorità all'applicazione delle norme nazionali ed europee che consentono il "prelievo dei capi problematici o in sovrannumero" per ristabilire un equilibrio. Senza interventi immediati, la scomparsa della pastorizia — elemento costitutivo del paesaggio maremmano — causerebbe un "danno ecologico, economico e culturale irreversibile".

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