Il progetto
Il patrimonio naturale della Toscana si trasforma in un’aula a cielo aperto di respiro internazionale. Dal 7 all’11 aprile, le riserve dello Stato gestite dai Carabinieri Forestali di Follonica ospitano la terza edizione della BestNature Mediterranean Field Week. L’iniziativa, coordinata dall’Università della Tuscia nell’ambito del programma Erasmus+, vede la partecipazione di 40 tra studenti, dottorandi e docenti provenienti da prestigiosi atenei europei come Bologna, Graz e Passau.
L'obiettivo è ambizioso: fondere la ricerca accademica con la gestione pratica del territorio. Gli scenari scelti per le attività sono tra i più preziosi del nostro Paese: dalle foreste di Poggio Tre Cancelli e Belagaio fino agli ecosistemi fragili della Duna Feniglia e dell'isola di Montecristo. Qui, i partecipanti si misureranno con tecniche di monitoraggio all'avanguardia, fondamentali per decodificare lo stato di salute degli habitat e orientare le strategie di conservazione.
Le attività non si limiteranno ai classici rilievi della vegetazione. Il programma prevede l’uso di tecnologie sofisticate come il telerilevamento, l'analisi del DNA ambientale (eDNA), la dendroecologia e il monitoraggio acustico tramite camera-trap. Questi strumenti permettono di raccogliere dati scientifici oggettivi, indispensabili per comprendere come gli ecosistemi stiano reagendo alle pressioni antropiche e ai cambiamenti climatici.
Un focus particolare sarà dedicato alla resilienza delle aree costiere. Il caso studio centrale riguarda il ripristino della pineta di Follonica, un intervento concreto volto a recuperare porzioni di foresta degradate, migliorandone la funzionalità e la capacità di resistere all’impatto turistico e ambientale. Come sottolineato dal Colonnello Quilghini, responsabile delle Riserve, il monitoraggio costante è l’unica vera leva gestionale per programmare interventi che siano realmente coerenti con le esigenze ecologiche del territorio.
Oltre alla tecnica, la Field Week promuove una visione filosofica e politica della natura, affrontando temi come il rewilding e la protezione rigorosa degli spazi selvaggi. Per Gianluca Piovesan, coordinatore del progetto, e Alessandro Chiarucci dell'Università di Bologna, l'evento rappresenta un ponte tra la gestione istituzionale e la formazione di una nuova generazione di professionisti. In un’epoca di crisi climatica, la capacità di trasformare la conoscenza scientifica in azioni di restauro ambientale diventa la competenza più preziosa per tutelare il capitale naturale europeo.
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