Il progetto
Il canale Essiccatore dove sarà installata la diga e Federico Vanni
Una barriera tecnologica contro la scarsità idrica per blindare il futuro dell’agricoltura maremmana. Il Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud ha ottenuto il via libera definitivo per il completamento del sistema di sbarramenti mobili nella Piana di Alberese. Grazie a un finanziamento di 1,6 milioni di euro stanziato dalla Regione Toscana (bando CSR 2023-2027), l'ente potrà realizzare la terza e più imponente opera del progetto: una diga mobile che trasformerà i canali di bonifica in una vera riserva idrica strategica.
L'investimento punta a rendere l'agricoltura locale resiliente dinanzi a una crisi climatica sempre più aggressiva. La notizia, che segna una svolta per l’agricoltura maremmana, è l’arrivo del finanziamento per questa infrastruttura cruciale che andrà a potenziare un’opera già innovativa, trasformando i canali di bonifica in una vera e propria rete di accumulo diffuso sul territorio.
L’opera: tecnologia al servizio dei campi
L’intervento rappresenta il miglioramento funzionale di un’infrastruttura nata con i primi due sbarramenti sui canali Padulino e Barbicato. Il cuore del progetto è una diga mobile in gomma flessibile alta 3,3 metri, situata sul Canale Essiccatore principale di Alberese. Questa infrastruttura permetterà di innalzare i livelli del canale in sicurezza, creando un invaso lineare capace di stoccare circa 139mila metri cubi d'acqua tra aprile e settembre. Il sistema preleverà risorsa dal fiume Ombrone, in località La Barca, senza alterare il rischio idraulico durante le piene.
Sommando questo intervento agli sbarramenti già esistenti sui canali Barbicato e Padulino, la capacità totale garantirà acqua a oltre 1.100 ettari e a 98 aziende agricole, oggi minacciate dalla siccità estiva. Questi volumi si integrano in una visione d’insieme che vede gli altri due sbarramenti mobili — quello sul Canale Barbicato e quello sul Fosso Padulino — contribuire rispettivamente con riserve da circa 10mila e 17mila metri cubi.

Tempi e prospettive
Il coordinamento è affidato a Roberto Tasselli, direttore della nuova Area Irrigazione e contratti di Cb6: «Con questo finanziamento ci avviciniamo al completamento di un progetto fondamentale per l’agricoltura maremmana. Il nostro cronoprogramma è serrato – illustra l’ingegnere – per la stagione irrigua 2026 prevediamo l’erogazione del servizio in via sperimentale per le prime 50 aziende del comparto nord, per poi entrare a pieno regime nel 2027 coinvolgendo l’intero comprensorio».
Il piano di espansione non si ferma: lo scorso gennaio il Consorzio ha candidato per il Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (Pniissi) un ulteriore ampliamento che prevede una stazione di pompaggio e sette chilometri di nuove condotte per servire altri 120 ettari della piana che oggi non sono servibili dai canali a cielo aperto. Tasselli aggiunge: «Stiamo inoltre studiando soluzioni per aumentare la resilienza del sistema, come la realizzazione di infrastrutture integrative strategiche e l’integrazione di nuove tecnologie digitali che aiuteranno gli agricoltori a ottimizzare i prelievi in base al reale fabbisogno delle colture».
Visione politica e sostenibilità ambientale
L’opera nasce da una precisa riorganizzazione interna voluta dal presidente di CB6, Federico Vanni, che ha unito tecnici e operai in una squadra dedicata esclusivamente all'irrigazione: «L’irrigazione è stata da subito una priorità assoluta per me e per tutta l’assemblea. La creazione di una nuova Area Irrigazione in seno al Consorzio ne è la prova concreta. Abbiamo voluto armonizzare i settori, unendo in un’unica squadra gli operai e i tecnici che prima afferivano all’area manutenzione con gli ingegneri dell’area progettazione impegnati in questo settore. Oggi questo gruppo di lavoro lavora in modo coordinato, garantendo che l’efficienza dell’impianto sia costante dalla fase di disegno a quella di esercizio sul campo. È un cambiamento che mette al primo posto le esigenze delle nostre aziende per dare risposte immediate».
Fondamentale anche l’aspetto ecologico, in un’area delicata come quella confinante con il Parco della Maremma: «Sappiamo che Alberese, per la vicinanza con il mare e Bocca d’Ombrone, non è un ambiente semplice per l’irrigazione. Abbiamo condiviso questo percorso con il Parco della Maremma perché siamo convinti che un’agricoltura forte sia il miglior presidio per la natura. Il mantenimento di adeguati livelli idrici nei canali non serve solo ai campi, ma sostiene i naturali processi di ricarica delle falde e contrasta attivamente l’intrusione del cuneo salino».
Vanni conclude con un ringraziamento istituzionale, sottolineando l'importanza dell'approccio collettivo: «La strada dell’irrigazione collettiva è l’unica possibile per sostenere la nostra agricoltura e salvaguardare l’ambiente prezioso che la ospita. Per questo ringrazio la Regione Toscana, partendo dal presidente Giani all’assessore Marras, per aver voluto supportarci anche in questo progetto».
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy