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L'emergenza

La guerra nei campi: 35 milioni di costi in più per l’agricoltura della Maremma

Giovanni Ramiri

02 Aprile 2026, 12:56

La guerra nei campi: 35 milioni di costi in più per l’agricoltura della Maremma

La guerra è già entrata nelle aziende agricole della Maremma. Non con bombe o droni, ma attraverso l’impennata dei costi di produzione: fertilizzanti, gasolio, plastiche e altri input essenziali stanno mettendo in difficoltà il comparto.

Secondo le stime di Coldiretti Grosseto, l’impatto della crisi in Medio Oriente e del blocco del Canale di Hormuz pesa già per 35 milioni di euro di costi aggiuntivi sulle circa 9mila aziende agricole della provincia. Gli aumenti, che arrivano fino a 200 euro per ettaro, colpiscono tutti i settori: dai cereali al latte, dalla frutta ai salumi, fino all’olio, tra i comparti più penalizzati. A questo si aggiungono le difficoltà legate all’export verso i Paesi del Golfo e un clima di forte incertezza proprio all’avvio della stagione agricola.

Il quadro è stato delineato in occasione della grande assemblea nazionale di Coldiretti che ha riunito a Firenze, al Pala BigMat, circa 4mila agricoltori, tra cui centinaia provenienti dalla Maremma.

«Questa nuova tempesta si abbatte sulle campagne nel momento in cui le attività agricole entrano a pieno regime – spiega Simone Castelli, presidente di Coldiretti Grosseto –. Un’Europa più autonoma dal punto di vista alimentare ed energetico sarebbe stata più forte: oggi paghiamo scelte che ci rendono vulnerabili agli effetti di questo conflitto. La priorità è difendere il reddito degli agricoltori, garantire cibo di qualità ai cittadini e sicurezza alimentare».

Durante l’incontro, alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, è stata ribadita la necessità di interventi urgenti. Il ministro ha annunciato l’introduzione di un credito d’imposta sul gasolio agricolo, misura richiesta da Coldiretti per contenere l’impatto dei rincari energetici.

«Le aziende agricole non hanno la capacità di assorbire questi aumenti – aggiunge Castelli –. Servono misure immediate per sostenere un settore già fortemente colpito».

I numeri evidenziano la portata della crisi. Nel giro di poche settimane, i costi per l’olio d’oliva sono aumentati di oltre 200 euro per ettaro, mentre per i cereali gli incrementi medi oscillano tra 65 e 80 euro, con punte fino a 200 euro per il mais. Le ripercussioni coinvolgono anche la zootecnia: produrre una tonnellata di latte costa circa 40 euro in più, mentre nel comparto suinicolo si registrano rincari di circa 25 euro per capo. Nei frutteti si stimano aumenti fino a 35 euro a tonnellata.

Anche i fertilizzanti hanno subito forti rialzi: l’urea ha raggiunto gli 815 euro a tonnellata (+40% rispetto a fine febbraio), mentre il nitrato ammonico ha toccato i 500 euro (+21%). Il gasolio agricolo è passato da circa 0,85 euro al litro a 1,38 euro, aggravando ulteriormente i costi.

Uno scenario che ha spinto Coldiretti a presentare una denuncia alla Procura e alla Guardia di Finanza per possibili speculazioni. L’aumento dei costi energetici e dei trasporti rischia infatti di comprimere i margini delle imprese e riflettersi sui prezzi al consumo, come già avvenuto in passato.

In questo contesto, viene considerato strategico anche il recupero di circa 500 milioni di euro di fondi della Politica agricola comune per la Toscana, ritenuto fondamentale per sostenere il comparto.

Ma con la crisi ancora in evoluzione, il mondo agricolo chiede risposte rapide: servono interventi concreti per sostenere le imprese e garantire la produzione alimentare in uno scenario sempre più complesso.

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