Economia
Massimiliano Mei, neopresidente provinciale di Confesercenti Grosseto
«Il 2026 doveva essere l’anno del consolidamento e di una possibile svolta, ma ci troviamo invece di fronte all’ennesimo shock che rischia di scaricarsi su famiglie e imprese», dichiara Massimiliano Mei, neopresidente provinciale di Confesercenti Grosseto. «In una provincia come la nostra, dove l’economia è fortemente legata ai consumi interni e al turismo, l’indebolimento del potere d’acquisto rappresenta un problema strutturale».
Il nuovo shock internazionale legato al conflitto in Iran rischia di colpire duramente anche l’economia della provincia di Grosseto, incidendo su un tessuto economico e sociale già indebolito da oltre vent’anni di progressiva perdita di potere d’acquisto delle famiglie e di compressione dei margini per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi.
Secondo le stime del Cer per Confesercenti Nazionale, con gli attuali livelli dei prezzi di petrolio e gas l’inflazione potrebbe tornare al +2,9% nel 2026, azzerando di fatto la crescita del reddito disponibile reale e cancellando circa 3,9 miliardi di consumi a livello nazionale. Un quadro che, letto in chiave locale, rischia di tradursi in una nuova frenata della domanda interna, con effetti immediati sulle attività economiche del territorio.
Negli ultimi vent’anni il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto del 3,2%, come messo in evidenza durante la recente assemblea congressuale della Confesercenti Grosseto mentre i consumi reali sono diminuiti del 15%, pari a 133 miliardi di euro in meno. In termini concreti significa che le famiglie spendono di più ma acquistano meno, con una riduzione media di circa 5mila euro di spesa per nucleo familiare. Una dinamica che sul territorio si riflette in un calo degli acquisti nei negozi di prossimità e in una maggiore prudenza nella spesa per ristorazione, servizi e tempo libero.
A pesare in modo sempre più rilevante è la crescita delle spese incomprimibili – casa, energia, trasporti, sanità, assicurazioni – che assorbono ormai il 42% del bilancio familiare, circa 14.300 euro l’anno. «Quando quasi metà del reddito viene assorbita da costi obbligati, resta sempre meno spazio per i consumi che tengono in vita il commercio e l’economia locale», sottolinea Mei.
Il quadro è reso ancora più critico dal fatto che, nonostante l’aumento dell’occupazione, i redditi da lavoro per occupato sono diminuiti in media di 4.400 euro rispetto al 2005, con una flessione particolarmente pesante per il lavoro autonomo. Una contraddizione che pesa anche sulle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, molto diffuse in provincia di Grosseto, che operano con margini sempre più ridotti e con costi in aumento.
Sul fondo resta irrisolto il nodo della produttività, che in termini reali è arretrata negli ultimi vent’anni, comprimendo salari, competitività e capacità di investimento. A questo si aggiunge una pressione fiscale ancora molto elevata, che continua a rappresentare un freno strutturale alla crescita.
«Il timore – conclude Mei – è che il nuovo aumento dei costi energetici possa colpire anche il turismo, che negli ultimi anni ha sostenuto l’economia del territorio. Per questo è fondamentale intervenire sul nodo dell'energia e sui costi fissi che gravano su famiglie e imprese. Difendere il potere d'acquisto oggi significa difendere la tenuta economica e sociale dei territori».
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