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Parità di genere, Cna Grosseto contro la centralizzazione delle consigliere

La presidente di Cna impresa donna Paola Checcacci: «I presìdi territoriali sono fondamentali per tutelare lavoratrici e imprese»

Roberto Bata

15 Marzo 2026, 05:04

Parità di genere, Cna Grosseto contro la centralizzazione delle consigliere

Paola Checcacci, presidente di Cna impresa donna Paola Checcacci

La parità di genere rischia di perdere i suoi "sensori" sul territorio. La bozza di decreto legislativo che prevede la soppressione delle consigliere di parità regionali e provinciali sta sollevando forti preoccupazioni tra le imprenditrici maremmane. Secondo Paola Checcacci, presidente di CNA Impresa Donna Grosseto, questo accentramento rappresenterebbe un pericoloso arretramento culturale e operativo.

Perché i presìdi territoriali sono fondamentali

Le consigliere di parità non sono solo figure burocratiche, ma ricoprono il ruolo di pubblico ufficiale con funzioni specifiche che richiedono la conoscenza profonda della realtà locale. Checcacci ne evidenzia l'importanza su aspetti come:

  • Vicinanza e Ascolto: Offrono supporto immediato alle lavoratrici e alle imprenditrici che subiscono discriminazioni.

  • Mediazione e Conciliazione: Intervengono direttamente nelle vertenze lavorative per trovare soluzioni eque.

  • Supporto alle Imprese: Collaborano con le aziende per incentivare le buone pratiche e analizzare i rapporti biennali sul personale.

  • Vigilanza Dinamica: Monitorano l'ecosistema lavorativo per prevenire disparità di trattamento.

Il rischio del "modello Roma"

Per Cna Impresa Donna, sostituire una rete capillare e selezionata tramite bandi pubblici con un'unica struttura centralizzata a Roma significa svuotare di efficacia il ruolo di tutela. «Si rischia di fare un grave passo indietro rispetto al percorso di promozione ed educazione alla parità – afferma Paola Checcacci –. I presìdi territoriali sono punti di riferimento che garantiscono vicinanza. Centralizzare tutto rischia di far perdere competenze e, soprattutto, la capacità di intervento rapido nelle singole realtà provinciali».

L'associazione chiede al Governo di rivedere la bozza del decreto e di muoversi nella direzione opposta: rafforzare l'impegno sui territori seguendo le direttive europee sulla parità e la trasparenza salariale. Secondo Cna, solo mantenendo queste figure vicine alle aziende e alle persone si potrà favorire quella crescita sociale e civile di cui il Paese ha bisogno.

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