L'allarme di Confcommercio
Il presidente di Confcommercio Grosseto, Giulio Gennari, e il direttore Gabriella Orlando
Non è solo il calo delle nascite a raccontare la crisi demografica che sta attraversando l’Italia. Gli effetti di questo fenomeno si riflettono anche sull’economia delle città e, in modo particolare, sui centri storici, dove sempre più spesso si moltiplicano serrande abbassate, negozi che chiudono e servizi di prossimità che scompaiono. Una trasformazione che riguarda molte realtà urbane del Paese e che emerge con chiarezza anche a Grosseto.
A evidenziarlo è il rapporto “Demografia d’impresa nelle città italiane”, elaborato da Confcommercio in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e approfondito dall’Osservatorio Città e demografia d’impresa dell’Ufficio Studi della Confederazione. Lo studio analizza l’evoluzione del tessuto imprenditoriale nelle città italiane, con particolare attenzione ai centri storici, offrendo una fotografia dei profondi cambiamenti che stanno interessando il commercio urbano.
Il quadro che emerge è quello di una progressiva desertificazione commerciale che rischia di svuotare i cuori delle città, con ricadute non solo economiche ma anche sociali. In questa classifica Grosseto si colloca al 50° posto tra i comuni capoluogo analizzati, con una riduzione del 26,9% delle imprese attive tra il 2012 e il 2025.
Il segnale più evidente arriva proprio dal centro storico del capoluogo maremmano. In dodici anni il numero dei negozi di commercio al dettaglio si è quasi dimezzato: dalle 123 attività presenti nel 2012 si è passati alle 68 del 2025. In termini assoluti significa 55 negozi in meno, pari a una contrazione del 44,7%.
La tendenza riguarda comunque l’intero territorio comunale. Considerando sia il centro sia il resto della città, le imprese del commercio al dettaglio sono scese da 1.015 a 770, con una perdita complessiva di 245 attività, pari a un calo del 24,1%.
A soffrire maggiormente sono alcuni dei comparti tradizionali del commercio urbano. Nel comune di Grosseto il settore dell’abbigliamento e delle calzature passa da 184 a 107 imprese, con una diminuzione del 41,8%. Le edicole scendono da 46 a 25 (-45,7%), mentre il comparto mobili e ferramenta passa da 106 a 81 attività (-23,6%). In calo anche profumerie, fiorai e gioiellerie, che complessivamente passano da 168 a 144 imprese (-14,3%).
Nel centro storico il ridimensionamento è ancora più marcato. Il comparto dell’abbigliamento, ad esempio, passa da 32 negozi nel 2012 a soli 10 nel 2025, con una riduzione del 68,8%. Particolarmente significativo anche il dato relativo ai bar: nel periodo considerato sono passati da 32 a 15, più che dimezzati (-53,1%).
In controtendenza rispetto al commercio tradizionale si registra invece una crescita, seppur contenuta, del comparto legato al turismo e alla ristorazione. Nel comune di Grosseto le attività di alloggio e somministrazione passano da 603 nel 2012 a 643 nel 2025, con 40 imprese in più e un aumento del 6,6%. Tuttavia, anche in questo caso il centro storico mostra una dinamica opposta: le attività scendono da 76 a 56, con una riduzione del 26,3%.
Tra i fenomeni più evidenti emerge la forte crescita delle altre forme di alloggio – categoria che comprende anche bed and breakfast e affitti brevi – passate da 88 a 152 attività nel comune di Grosseto, con un incremento del 72,7%. Il calo dei bar e la contemporanea crescita dei ristoranti risentono inoltre di un cambiamento nella classificazione di molte attività che negli anni hanno modificato il proprio codice prevalente orientandosi verso la ristorazione vera e propria.
“La desertificazione commerciale impoverisce il tessuto economico e sociale delle città: lo diciamo da sempre, negozi e servizi di prossimità sono essenziali per la vivibilità urbana, la sicurezza e la coesione delle comunità – commentano il presidente di Confcommercio Grosseto, Giulio Gennari, e il direttore Gabriella Orlando –. Per questo è necessario un impegno forte e politiche mirate per contrastare lo spopolamento commerciale dei centri storici. Come sistema Confcommercio vogliamo condividere questa visione con le istituzioni locali, perché solo lavorando insieme è possibile costruire un modello di sviluppo adeguato alla fase delicata che stiamo vivendo”.
Proprio per affrontare il fenomeno della desertificazione commerciale e rafforzare le politiche di rigenerazione urbana, Confcommercio promuove il progetto Cities, sviluppato anche alla luce della collaborazione con ANCI. L’obiettivo è avviare un confronto concreto con sindaci e amministrazioni locali su strategie e interventi capaci di valorizzare il commercio di prossimità e restituire vitalità ai centri storici.
“Con Cities – concludono Gennari e Orlando – chiediamo agli amministratori di riconoscere le imprese di vicinato come veri attori del governo urbano. Significa integrare le politiche di sviluppo economico con quelle urbanistiche, dotarsi di strumenti di conoscenza e monitoraggio delle trasformazioni in atto nelle città, disciplinare l’offerta commerciale nelle aree più sensibili e affrontare in modo attivo il problema dei locali sfitti, uno dei segnali più evidenti della desertificazione commerciale”.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy