Memoria
Il sindaco Giacomo Termine durante la commemorazione, sulla desrta la sindaca di Massa Marittima, Irene Marconi (foto Comune di Monterotondo marittimo, Facebook)
A Campo ai Bizzi, anche Monterotondo Marittimo oggi 22 febbraio, ha rinnovato la memoria di quello che accadde il 16 febbraio 1944 con un momento di commemorazione che non vuole essere rituale, ma responsabilità collettiva. È il senso richiamato dal sindaco Giacomo Termine, che ha riportato l’attenzione su uno dei luoghi in cui la guerra e la violenza fascista colpirono in modo brutale, lasciando una ferita profonda nella storia della comunità. Proprio qui, nella località Frassine, nel febbraio del ’44 si consumò l’eccidio che coinvolse partigiani della III Brigata Garibaldi “Camicia Rossa” e che segnò per sempre la memoria del territorio.

La commemorazione dell'eccidio di Campo ai Bizzi
Termine ha voluto sottolineare che «non è una ricorrenza formale» e che ricordare significa scegliere: «Ricordare significa assumersi una responsabilità. Significa affermare che la violenza non è mai un destino inevitabile e che la libertà su cui si fonda la nostra Repubblica nasce anche dal sacrificio di quelle vittime». Un ringraziamento particolare è andato all’Anpi Monterotondo–Montieri, per l’organizzazione della giornata e per aver promosso l’installazione di una targa commemorativa, definita dal sindaco un segno necessario, anche alla luce delle condizioni ormai compromesse del podere dove avvenne l’eccidio. Tra i ringraziamenti, anche quello a Stefano Cappellini, trombettista, per aver eseguito un Silenzio di grande intensità.

La targa commemorativa dell'eccidio di Campo ai Bizzi
Accanto al momento istituzionale e civile, la commemorazione ha avuto anche un cuore culturale ed educativo, con la mostra Uno sguardo dall’esterno e il laboratorio per i ragazzi Trasformare la guerra in pace, perché, come ha rimarcato il sindaco, coinvolgere le nuove generazioni è l’unico modo per rendere viva la memoria. «La memoria non è esercizio nostalgico. È uno strumento per leggere il presente», ha aggiunto Termine, collegando il senso della commemorazione alle tensioni e alle “forzature” che oggi attraversano anche grandi potenze e agli equilibri tra istituzioni, leggi e contrappesi democratici. Da qui il messaggio finale. «Per questo Campo ai Bizzi non parla solo del passato. Parla di oggi - ha detto il sindaco - Parla della necessità di difendere lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, il valore delle istituzioni democratiche. La pace non è un concetto astratto: è il risultato di regole condivise e rispettate».
Secondo la ricostruzione pubblicata anche sul sito del Comune di Monterotondo Marittimo, il 16 febbraio 1944 i poderi di Campo ai Bizzi e Poggio Rocchino furono circondati, dopo una delazione, dai fascisti della Gnr di Massa Marittima con l’appoggio della Gnr di Follonica e di fascisti della zona mobilitati per un rastrellamento. A Poggio Rocchino alcuni partigiani vennero colti di sorpresa e catturati, mentre a Campo ai Bizzi ci fu resistenza: la battaglia durò circa quattro ore e si concluse con l’arrendersi di parte dei partigiani, ma Pio Fidanzi fu ucciso da una raffica di mitra e altri, portati sull’aia del casolare, furono seviziati e uccisi. La casa venne incendiata e nella stalla morirono arsi vivi anche animali presenti. La stessa pagina ricorda inoltre gli esiti giudiziari del dopoguerra e il ruolo della Gnr.
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