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Tutela ambientale

A Grosseto nasce la "cultura del fosso": il nuovo regolamento di polizia rurale

Gori (M5s): "approvati dal Consiglio comunale due nostri importanti emendamenti"

Roberto Bata

21 Febbraio 2026, 06:05

A Grosseto nasce la "cultura del fosso": il nuovo regolamento di polizia rurale

Nella cornice, il consigliere Giacomo Gori

Il nuovo Regolamento di polizia rurale del Comune di Grosseto si arricchisce di due emendamenti che puntano dritti a un obiettivo: trasformare la manutenzione del territorio da “taglio e pulizia” a cura consapevole degli ecosistemi. A rivendicare il risultato è il consigliere comunale Giacomo Gori (M5s), che parla di uno strumento finalmente più concreto per la salvaguardia dell’ambiente e l’incremento della biodiversità, a partire da un concetto semplice e potente: costruire una vera “cultura del fosso”.

Campagna alle porte delal città di Grosseto​

L’idea di fondo è ribaltare una visione vecchia, in cui fossi e canali sono solo scoli da tenere “nudi” e rapidi. Nei campi, invece, il fosso è un margine vivo: un corridoio ecologico, un luogo di confine dove la vegetazione trattiene suolo, crea microhabitat, protegge le sponde e aiuta l’equilibrio del paesaggio rurale. Da qui nasce il primo emendamento, inserito all’articolo 5, che introduce il divieto di effettuare tagli raso indiscriminati della vegetazione ripariale. Nel testo si spiega perché: questi interventi compromettono la multifunzionalità degli ecosistemi fluviali, riducono la biodiversità, aumentano la velocità di deflusso delle acque e favoriscono l’erosione delle sponde. La direzione, ora, è diversa: gli interventi devono essere «mirati, selettivi e basati su criteri di sostenibilità ecologica», dice Gori in un comunicato, orientati a mantenere o ripristinare strutture vegetali stratificate, con copertura continua e specie autoctone.

Campagna nel grossetano​

Il secondo punto riguarda un tema molto sentito nelle campagne, soprattutto nei periodi più delicati: la gestione di sfalci e potature e, più in generale, dei residui vegetali. L’emendamento interviene sull’articolo 19 (“Accensione di fuochi”), riscrivendolo e aggiungendo un principio chiave al comma 2: prima di ricorrere all’abbruciamento, "si deve prediligere il riutilizzo" dei materiali, anche attraverso la cessione a imprese agricole o soggetti che li trasformino in risorsa (ammendanti, pacciamanti, biomassa per impieghi agricoli o energetici), in coerenza con i principi dell’economia circolare e nel rispetto della normativa ambientale. Il testo stabilisce anche un sistema di tracciabilità scritta (registri o documenti di conferimento) e chiarisce che il materiale può essere considerato “sottoprodotto” e non rifiuto solo al rispetto delle condizioni previste, garantendo l’assenza di contaminazioni.

La grafica dell'ecosistema di un fosso naturale nella piana maremmana fornita da Giacom​o Gori

Resta fermo, inoltre, il nodo sicurezza: l’articolo riscritto ribadisce il divieto assoluto di abbruciamento nel periodo a rischio incendio indicato (dal 1 luglio al 31 agosto, salvo anticipi o proroghe regionali) e indica prescrizioni puntuali per gli abbruciamenti consentiti fuori da quel periodo, come l’assenza di vento, il controllo costante e l’obbligo di strumenti per lo spegnimento. È un passaggio che, oltre alla tutela ambientale, parla anche di qualità dell’aria e prevenzione incendi: meno fuochi, più recupero di materia organica, più gestione documentata e responsabile.

Campagna nel grossetano, sullo sfondo la frazione di Istia d'Ombrone

In sintesi, con questi emendamenti Grosseto prova a fare un salto culturale prima ancora che normativo: riconoscere che fossi, margini e residui vegetali non sono un fastidio da azzerare, ma una parte dell’intelligenza del paesaggio rurale. E che proteggere biodiversità e suolo, spesso, inizia da gesti pratici: non “radere” dove serve equilibrio, e non bruciare ciò che può tornare a essere risorsa.

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