Il progetto
Il governatore Eugenio Giani
La Toscana alza la posta nella partita globale sulla tecnologia e decide di normare quella che è già definita la "quarta rivoluzione industriale". A Palazzo Strozzi Sacrati, il presidente Eugenio Giani e l’assessore all’innovazione digitale Alberto Lenzi hanno presentato una proposta di legge regionale che punta a fare della regione un modello di avanguardia democratica nell'era dell'Intelligenza Artificiale.
-1771420284162.jpeg)
Il provvedimento non nasce nel vuoto, ma si inserisce nel solco tracciato dall'AI Act europeo e dalle recenti normative nazionali. Tuttavia, la Toscana decide di accelerare. “Abbiamo elaborato un nuovo provvedimento con cui la Toscana, ponendosi ancora una volta in prima fila a livello nazionale ed europeo, prosegue il suo impegno per non lasciare sole le persone di fronte a rischi e opportunità poste dall’IA”, ha esordito il presidente Giani durante la conferenza stampa.
Per il governatore, la tecnologia non deve essere subita: “Il nostro obiettivo è governare l’innovazione prodotta dall’intelligenza artificiale e contribuire a far sì che l’IA sia davvero inclusiva e centrata sull’uomo”. Giani ha inoltre ricordato che la nuova legge è l'evoluzione naturale di un percorso già avviato, citando “la legge regionale sull’innovazione digitale del 2024, le linee guida per le PA toscane e l’utilizzo concreto di AI generativa in servizi come me.toscana e Chiedilo a me”.
L'assessore Alberto Lenzi ha dato un taglio ancora più politico all'iniziativa, evidenziando come l'IA possa diventare un pericoloso strumento di diseguaglianza se priva di perimetri etici. “L’innovazione tecnologica non è mai neutra: senza regole rischia di ampliare disuguaglianze e concentrare potere e con questa proposta di legge la Toscana sceglie di mettere al centro le persone, i diritti e il lavoro”, ha dichiarato Lenzi.
Secondo l'assessore, la regione si candida a diventare un “laboratorio nazionale di innovazione democratica, dove l’intelligenza artificiale non sostituisce le persone ma le sostiene, non divide ma riduce le disuguaglianze, non concentra potere ma lo rende più trasparente”. Il concetto di fondo è che l'algoritmo debba restare un supporto: “L’IA può essere una straordinaria opportunità solo se rimane uno strumento al servizio della comunità. È questa la direzione che la Toscana intende indicare al Paese”.
Tra le pieghe della legge emerge un concetto inedito: il diritto alla felicità digitale. Si tratta del diritto di ogni cittadino a mantenere un rapporto sano, equilibrato e non alienante con le macchine. Questo significa garantire alle persone la possibilità di mantenere il controllo sulla propria vita, continuando a esercitare abilità umane senza l'aiuto dell'IA e, soprattutto, tutelando il diritto alla disconnessione. La legge punta a proteggere quelle competenze "offline" — analisi, sintesi e pensiero critico — che oggi rischiamo di delegare totalmente agli algoritmi.

Per passare dalle parole ai fatti, la Toscana mette in campo strumenti concreti:
L’Osservatorio regionale sull’IA: Un "cane da guardia" composto da esperti e rappresentanti del lavoro e della sanità. Avrà il compito di vigilare affinché ogni cittadino riceva un “trattamento non discriminatorio, equo e trasparente nell’utilizzo dell’IA” e potrà raccogliere segnalazioni su violazioni dei diritti.
La rete dei PDF (Punti di Facilitazione Digitale): Una presenza capillare sul territorio per aiutare i cittadini più fragili a non restare esclusi.
Tutela del Lavoro: Attraverso l'Agenzia regionale per l’Impiego, verranno attivate azioni per la riqualificazione professionale, con l'obiettivo di “contrastare i rischi di sostituzione delle persone con sistemi di intelligenza artificiale”.
Infine, la scuola. La legge prevede un piano per educare giovani e adulti a navigare nel mare magnum dei contenuti generati artificialmente, fornendo gli strumenti necessari per “rafforzare la capacità di riconoscere deepfake e contenuti generati artificialmente”. Una sfida culturale che vede schierate in prima linea anche le Università e gli enti di ricerca toscani attraverso un Centro di Competenza regionale dedicato.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy