La battaglia
Il sindaco Morini
Il futuro di uno degli angoli più incontaminati della Toscana si decide nelle aule di tribunale. Giovedì 19 febbraio 2026, il TAR di Firenze sarà teatro di un’udienza cruciale per il destino di Montauto, l’area nel Comune di Manciano su cui pende un vincolo paesaggistico riconosciuto dalla Regione Toscana, ora sotto l’attacco legale di diverse aziende del settore energetico.
L’Amministrazione comunale ha scelto di costituirsi in giudizio senza esitazioni, affidandosi a uno studio legale specializzato in diritto ambientale. Al centro della contesa non c’è solo un atto amministrativo, ma l’idea stessa di territorio: da una parte la spinta verso impianti industriali eolici e agrivoltaici di enormi dimensioni, dall’altra la conservazione di un paesaggio caratterizzato da una quasi totale assenza di urbanizzazione.
Montauto non è un luogo qualunque. È un’area che respira in simbiosi con il vicino parco archeologico e naturalistico di Vulci, condividendone il respiro millenario. È uno dei pochi luoghi nell’Italia peninsulare a poter vantare uno dei cieli notturni più bui e meno inquinati, un santuario per l’osservazione astronomica e per la biodiversità. Eppure, proprio questa sua integrità l’ha resa bersaglio di una pressione senza precedenti: progetti che prevedono pale eoliche capaci di svettare fino a 200 metri d’altezza, interventi di scala industriale che stravolgerebbero definitivamente il profilo delle colline maremmane.
La sfida, per un’amministrazione locale, non è solo ambientale ma anche economica e politica. Il sindaco di Manciano, Mirco Morini, non nasconde le difficoltà di un ente che si trova a dover fronteggiare colossi industriali. «Difendere un territorio come quello di Montauto significa affrontare difficoltà enormi, soprattutto per un Comune piccolo come il nostro» spiega il primo cittadino. «Parliamo di terre di altissimo valore che oggi sono oggetto di una forte pressione perché rimaste integre. Il Comune è costretto a sostenere costi rilevanti per difendersi in giudizio da società che spesso presentano progetti di dimensioni enormi pur partendo da capitali iniziali molto contenuti».
Attualmente, sul tavolo del Comune insistono circa venti proposte di questo tipo. Una pioggia di richieste che mette a dura prova la resistenza del territorio. «È una pressione senza precedenti che rende evidente quanto sia complesso difendere concretamente le proprie terre» conclude Morini, ribadendo però la ferma convinzione nel valore del vincolo paesaggistico come unico scudo efficace contro la trasformazione industriale della Maremma.
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