La storia
Cristina Manetti
Trent’anni fa l’Italia compiva una svolta storica nel riconoscimento dei diritti delle donne. Con la legge del 15 febbraio 1996 la violenza sessuale veniva finalmente qualificata come reato contro la persona e non più contro la morale pubblica. Un cambiamento giuridico e culturale profondo, che ha sancito un principio oggi imprescindibile: senza consenso è stupro. Una riforma che ha anticipato anche il successivo riconoscimento, in ambito internazionale, dello stupro come grave violazione dei diritti umani.
A tre decenni da quella conquista di civiltà, la Regione Toscana ribadisce il proprio impegno nella prevenzione e nel contrasto alla violenza di genere, attraverso un sistema integrato che mette in rete sanità, protezione sociale e politiche di prevenzione.
“La legge del 1996 ha segnato un passaggio decisivo di civiltà, mettendo al centro la dignità e la libertà delle donne. Ma i diritti vanno resi concreti ogni giorno, con servizi, prevenzione e politiche pubbliche”, afferma l’assessora alle pari opportunità Cristina Manetti. “La Toscana è stata e continua ad essere in prima linea, con strumenti innovativi e una rete strutturata di sostegno alle vittime”.
Tra le iniziative più significative figura il Codice Rosa, attivato nel 2010: un percorso dedicato all’interno dei pronto soccorso per garantire accoglienza protetta, assistenza sanitaria e presa in carico tempestiva alle vittime di violenza. La Toscana è stata inoltre la prima regione italiana a introdurre il concetto di sanità di genere nel proprio Piano sanitario regionale, riconoscendo la necessità di percorsi di cura attenti alle differenze e alla specifica tutela delle donne.
Un ruolo centrale nel sistema di protezione è svolto dai centri antiviolenza, presìdi territoriali che offrono ascolto, accoglienza, supporto psicologico, assistenza legale e percorsi di autonomia. Si tratta di una rete qualificata che opera in stretta sinergia con servizi sanitari, sociali e istituzioni, accompagnando le donne in ogni fase del percorso di uscita dalla violenza.
Accanto a questi strumenti, la Regione sostiene il Centro regionale di riferimento per la prevenzione e il contrasto delle mutilazioni genitali femminili, promuovendo azioni di sensibilizzazione e sostegno dedicate. Tra i progetti più significativi si inserisce anche La Toscana delle Donne, iniziativa che punta a diffondere la cultura dei diritti, del rispetto e delle pari opportunità.
“Il nostro impegno – conclude Manetti – è continuare a rafforzare la rete dei servizi, che rappresentano un punto di riferimento essenziale per le donne, e lavorare sulla prevenzione. Perché la violenza si combatte con le leggi, ma anche con la cultura, l’educazione e la responsabilità collettiva”.
A trent’anni dalla riforma del 1996, la sfida resta aperta: trasformare i principi sanciti dalla legge in una tutela effettiva e quotidiana, capace di garantire sicurezza, dignità e libertà a tutte le donne.
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