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La storia

"Ho un tumore alla pelle": Grosseto in ansia per Mauricio Pinilla

Giovanni Ramiri

13 Febbraio 2026, 08:45

"Ho un cancro alla pelle": Grosseto in ansia per Mauricio Pinilla

Mauricio Pinilla con la maglia del Grifone e in uno scatto di oggi

Il mondo del calcio è stato scosso da una notizi. Mauricio Pinilla, l'attaccante che ha infiammato le aree di rigore di mezza Italia e del Sudamerica con le sue rovesciate impossibili e il suo carisma travolgente, sta affrontando la sfida più complessa della sua vita: un tumore alla pelle. Come riportato da La Gazzetta dello Sport nell'articolo, l'ex centravanti cileno ha deciso di condividere pubblicamente la sua diagnosi, mostrando ancora una volta quel coraggio che lo ha sempre contraddistinto sul rettangolo verde.

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Per gli appassionati di calcio è un colpo al cuore, ma per una città in particolare, questa notizia ha il sapore di un dolore familiare. Parliamo di Grosseto, il luogo dove il talento cristallino e spesso irrequieto di Pinilla ha trovato la sua definitiva consacrazione, trasformando un calciatore in cerca di riscatto in una vera e propria leggenda vivente della Maremma.

Nella storia del Grosseto Calcio, esiste un "prima" e un "dopo" Mauricio Pinilla. Il cileno ha saputo caricarsi sulle spalle l'intera città con una prepotenza tecnica e fisica che non si era mai vista prima allo stadio Carlo Zecchini. Con la maglia dei "torelli", Pinilla ha vissuto una stagione di grazia assoluta (era il 2009-2010), segnando reti a ripetizione e dimostrando di essere, con ogni probabilità, il giocatore più forte e talentuoso che abbia mai vestito i colori biancorossi. Non era solo una questione di gol, ma di leadership e di quella sensazione di onnipotenza calcistica che trasmetteva ogni volta che toccava il pallone.

Sotto la sua guida tecnica e carismatica, il Grosseto ha accarezzato un sogno che sembrava proibito: la promozione in Serie A. Pinilla ha trascinato la squadra a un passo dal paradiso calcistico, portando i maremmani a lottare alla pari con le grandi corazzate del calcio italiano. Solo il suo infortunio ha impedito al Grosseto di raggiungere i playoff, nonostante lo scandalo del calcioscommesse che frenò il cammino del Grifone. Quel periodo resta impresso nella memoria collettiva come l'apice della storia sportiva grossetana, un'epopea scritta a suon di prodezze balistiche da un uomo che sembrava destinato a volare più in alto di chiunque altro.

Oggi, quella forza che Pinilla sprigionava in campo deve essere convogliata verso un obiettivo diverso, molto più vitale di una promozione o di un titolo capocannonieri. La notizia del tumore alla pelle ha unito i tifosi di tutte le sue ex squadre — dal Cagliari all'Atalanta, dal Palermo al Genoa — in un unico abbraccio virtuale. 

La notizia della battaglia che Mauricio Pinilla sta affrontando contro un tumore alla pelle, come rivelato dalla recente intervista a La Gazzetta dello Sport, ha riacceso i riflettori su una carriera vissuta sempre al massimo, tra colpi di scena e prodezze balistiche. Oggi Pinilla ha 42 anni e, guardando indietro al suo percorso, emerge chiaramente come la sua figura sia stata quella di un vero giramondo del calcio, capace di lasciare un segno indelebile ovunque abbia giocato, ma con un legame viscerale e unico verso la città di Grosseto.

Nato a Santiago del Cile nel 1984, Pinilla è stato un talento precoce, arrivato in Italia giovanissimo grazie all'intuizione dell'Inter. La sua carriera è stata un lungo viaggio che lo ha visto vestire maglie prestigiose in tutta Europa e Sudamerica. Prima di approdare in Maremma, aveva già maturato esperienze con il Chievo Verona, il Celta Vigo in Spagna, lo Sporting Lisbona in Portogallo e gli scozzesi degli Hearts. Tuttavia, è stato proprio all'ombra del Grifone che il centravanti cileno ha trovato la sua "terra promessa", rinascendo sportivamente e trasformandosi nel trascinatore che tutti ricordano.

L'esperienza al Grosseto Calcio rappresenta l'apice romantico della sua storia sportiva. Con la maglia biancorossa, Pinilla ha messo in mostra un repertorio tecnico fuori dal comune per la categoria, segnando 24 reti in 24 partite e dimostrando una media realizzativa impressionante. In quella stagione, è stato senza ombra di dubbio il giocatore più forte della storia del club, un gigante capace di trasformare ogni pallone sporco in un'occasione da gol e di trascinare i compagni e l'intera tifoseria a un passo da una storica Serie A. Quell'annata rimane scolpita nel cuore dei grossetani come il momento in cui il sogno della massima serie divenne quasi realtà, solo grazie alle giocate di un campione che sembrava appartenere a un'altra categoria.

Dopo la consacrazione maremmana, la carriera di Pinilla è proseguita ai massimi livelli nel campionato italiano, dove è diventato un'icona della Serie A. Ha vestito la maglia del Palermo, ha vissuto anni intensi con il Cagliari diventando un beniamino della Sardegna, ha regalato perle in rovesciata con l'Atalanta e ha lottato con i colori del Genoa. Ogni sua tappa è stata segnata da gol spettacolari e da un attaccamento alla maglia che lo ha reso rispettato da ogni tifoseria. Ha poi concluso il suo percorso agonistico tornando in patria, prima all'Universidad de Chile e infine al Coquimbo Unido, dove si è ritirato dal calcio giocato.

Oggi, a 42 anni, il "Pinigol" che saltava più in alto di tutti per colpire il pallone in acrobazia si trova a dover affrontare una sfida che richiede una tempra ancora superiore. La sua rivelazione sulla malattia ha commosso il mondo dello sport, ma la forza dimostrata in campo e il sostegno mai mancato dei tifosi, specialmente di quelli grossetani che ancora oggi ne celebrano le gesta, sono il motore di questa sua nuova, difficile partita.

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