Giovedì 12 Febbraio 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

Scienza

Un gps per il lupo zoppo: così il Parco protegge il predatore simbolo della Maremma

Giovanni Ramiri

11 Febbraio 2026, 12:52

Un gps per il lupo zoppo: così il Parco protegge il predatore simbolo della Maremma

Il lupo monitorato e il presidente Simone Rusci

Un lupo adulto, maschio riproduttore del branco nord che vive nelle zone centro-settentrionali del Parco della Maremma, è stato catturato prima dell’alba. L’operazione è avvenuta nel pieno rispetto del benessere animale e dei protocolli normativi e scientifici, con il supporto di personale medico veterinario specializzato che ha provveduto a dotare l’esemplare di un radiocollare satellitare.

«L’inserimento di questo esemplare nel progetto di studio attraverso la telemetria è un evento eccezionale – dice Simone Rusci, presidente del Parco – che permetterà ai ricercatori del team coordinato dal professor Francesco Ferretti di monitorare abitudini e spostamenti del branco e raccogliere, se tutto procede secondo le aspettative, una mole di dati utili anche per comprendere le interazioni con le altre specie».

L’esemplare era già noto agli studiosi e monitorato da tempo attraverso le numerose fototrappole presenti sul territorio. Il lupo è facilmente riconoscibile a causa di una zoppia dovuta presumibilmente a una vecchia frattura. «Una condizione – prosegue Rusci – che non limita i suoi spostamenti e la capacità di condurre il branco da oltre un paio di anni».

L'attività si inserisce in una collaborazione scientifica di lungo corso tra il Parco della Maremma e l’Università degli Studi di Siena, cofinanziata da entrambi gli enti. Nello specifico, l'operazione ha beneficiato del supporto del progetto Pnrr National Biodiversity Future Center. La cattura segue diverse sessioni effettuate nei mesi scorsi dal gruppo di ricerca, che avevano portato alla cattura di due individui ritenuti però troppo giovani per poter essere marcati con il dispositivo satellitare.

«Operazioni scientifiche di questo tipo richiedono uno sforzo di équipe, che coinvolge molti professionisti diversi e uno staff multidisciplinare, composto da veterinari e zoologi», precisa il presidente Rusci. «Essere riusciti a marcare il capobranco è molto importante, perché ci permette di monitorare in modo significativo gli spostamenti dell’intero gruppo e quindi individuare, ad esempio, le zone scelte per il riposo o le aree di predazione. Il valore di questo progetto sta nel fatto che ci permette non solo di stabilire i luoghi frequentati dagli esemplari di lupo presenti, perché questi sono noti anche attraverso il sistema delle fototrappole, ma ci consente di documentare le interazioni, le abitudini di caccia, ci fornisce preziose informazioni sulla dieta e sulle relazioni con le altre specie. La definizione delle aree utilizzate da questi animali non ha una valenza solo scientifica ma, nel tempo, potrà consentire di raccogliere informazioni molto utili anche nella gestione dei rapporti con le attività antropiche. La telemetria su questa specie è poi particolarmente rilevante, perché i lupi, rispetto ad altri animali che possono essere monitorati con lo stesso metodo, hanno abitudini molto variabili e adattabili e quindi possiamo apprendere anche le modifiche ai comportamenti dovute a fattori esterni, come le attività umane e le abitudini di altre popolazioni di animali».

La ricerca proseguirà nei prossimi mesi con la raccolta e l’analisi dei dati trasmessi dal radiocollare, che saranno poi valutati dal Parco, dal suo Comitato tecnico scientifico e dai ricercatori universitari coinvolti nel progetto.

Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie