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Integrazione

Quattro giovani del Bangladesh al lavoro per il Comune: partono i tirocini di inclusione sociale

Un percorso di autonomia e integrazione attraverso le politiche attive del lavoro

Roberto Bata

06 Febbraio 2026, 10:21

Quattro giovani del Bangladesh al lavoro per il Comune: partono i tirocini di inclusione sociale

I giovani che partecipano al progetto

Nel comune amiatino è stato avviato un percorso che mette insieme politiche sociali, lavoro e cura del territorio: quattro ragazzi provenienti dal Bangladesh inizieranno un tirocinio di inclusione sociale che li vedrà impegnati in attività di decoro urbano, pulizia e riqualificazione delle aree verdi e del centro storico. L’obiettivo non è solo migliorare gli spazi pubblici, ma accompagnare i giovani verso una maggiore autonomia personale e un inserimento attivo nella comunità seggianese.

L’iniziativa rientra nel progetto “Grosseto_in-rete II”, finanziato con risorse europee nell’ambito del Pnrr, Missione 5 “Inclusione e Coesione”, e rivolto ai beneficiari del programma denominato "Gol– Garanzia Occupabilità Lavoratori". I tirocini sono pensati come una vera e propria work experience: non costituiscono un rapporto di lavoro in senso stretto, ma rappresentano una misura di attivazione sociale che punta a rafforzare competenze, senso di responsabilità e capacità di relazione con il contesto locale.

Seggiano (CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=629592)

Il progetto è frutto di una collaborazione tra più soggetti del territorio. Il Comune di Seggiano svolge il ruolo di ente ospitante, mettendo a disposizione attività e spazi e favorendo il contatto diretto tra i tirocinanti e la cittadinanza. Il Centro studi Pluriversum è incaricato della parte di promozione e gestione tecnica dei tirocini, mentre il Consorzio Coeso assicura il supporto sociale, seguendo i percorsi personalizzati e garantendo che l’esperienza sia coerente con i bisogni dei ragazzi.

Per l’amministrazione comunale si tratta di un passo importante: la collaborazione consente di coniugare politiche attive del lavoro e accoglienza, offrendo a persone migranti strumenti concreti di crescita e, allo stesso tempo, portando un beneficio visibile alla comunità, che potrà contare su un centro storico e su aree verdi più curate. Seggiano diventa così un esempio di come i fondi del Pnrr possano tradursi in progetti di inclusione reale, capaci di tenere insieme sviluppo sociale e qualità della vita nei piccoli comuni della Maremma.

Seggiano tra storia e futuro

Seggiano è uno dei borghi più caratteristici dell’Amiata, adagiato sulle colline nord‑occidentali del massiccio, in provincia di Grosseto. Le sue origini affondano nel Medioevo: le prime attestazioni scritte risalgono al X secolo, quando il territorio era possesso dell’abbazia di San Salvatore al Monte Amiata, poi passato sotto l’influenza di Sant’Antimo e, dalla seconda metà del Duecento, nella sfera politica della Repubblica di Siena. Per secoli il paese è stato al centro dei giochi di potere tra grandi famiglie senesi, come i Salimbeni e gli Ugurgieri, fino all’ingresso nel Granducato di Toscana nel XVI secolo.

Chiesa di San Bartolomeo (Foto di LigaDue - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50850440)

Il centro storico conserva ancora oggi l’impianto medievale, racchiuso da una cinta muraria in gran parte leggibile e accessibile attraverso porte e vicoli in pietra. Passeggiando per le stradine in salita si incontrano scorci panoramici sulla vallata dell’Orcia e sugli oliveti che hanno reso celebre Seggiano per l’olio extravergine. Cuore del borgo è piazza Umberto I, su cui si affacciano edifici storici e da cui partono vicoli stretti che conducono verso i punti più alti del paese.

Tra i monumenti di maggiore interesse spicca la chiesa di San Bartolomeo, risalente al XIII secolo e più volte rimaneggiata, che custodisce un importante patrimonio artistico con tavole trecentesche e affreschi rinascimentali. Ai piedi del centro, lungo la strada, si trova il santuario della Madonna della Carità, costruito in epoca rinascimentale come voto collettivo contro carestie e calamità: la facciata in pietra e la cupola in mattoni lo rendono uno dei simboli religiosi del paese.

Giardino di Daniele Spoerri (foto di Di Bernhard Holub - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=73481466)

Oggi il borgo è conosciuto anche per il Giardino di Daniel Spoerri, parco d’arte contemporanea immerso nel paesaggio agricolo, e per le produzioni agroalimentari di qualità. Un contesto che fa da sfondo ideale a progetti di inclusione e partecipazione, come i tirocini appena avviati dal Comune.

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