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Il progetto

Zone umide in pericolo e acque refluee per salvare la Diaccia Botrona: Maremma laboratorio nazionale

Giovanni Ramiri

31 Gennaio 2026, 16:32

Zone umide in pericolo e acque refluee per salvare la Diaccia Botrona: Maremma laboratorio nazionale

La Diaccia Botrona e Federico Vanni

Un momento di confronto per rafforzare il dialogo tra istituzioni, territorio e mondo scientifico sulla tutela delle zone umide, ecosistemi preziosi ma sempre più minacciati dagli effetti della crisi climatica. È questo il senso dell’iniziativa in programma lunedì 2 febbraio alla Riserva Naturale della Diaccia Botrona, uno dei luoghi simbolo della biodiversità maremmana.

In occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, la riserva ospiterà l’evento “Terre e acque di confine: la sfida delle zone umide”, promosso da Anbi nazionale insieme ad Anbi Toscana e al Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, con il supporto del Comune di Castiglione della Pescaia. L’appuntamento rappresenta il secondo passo della campagna Anbi dedicata ai territori marginali e sarà l’occasione per presentare un position paper sullo stato di queste aree, oggi tra le più esposte agli impatti del cambiamento climatico, oltre a diverse esperienze virtuose già avviate in Italia.

La giornata si aprirà con un momento particolarmente significativo: l’inaugurazione del cantiere che punta a proteggere la Diaccia Botrona dalla risalita del cuneo salino, un fenomeno che sta compromettendo l’equilibrio ambientale della riserva. Il progetto prevede anche un utilizzo innovativo delle acque reflue depurate, una risorsa ancora poco sfruttata nel nostro Paese. Il taglio del nastro sarà affidato a Fabio Zappalorti, direttore generale di Anbi Toscana e del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud.

Seguiranno i saluti istituzionali con interventi, tra gli altri, di Simona Petrucci della Commissione Ambiente del Senato, del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, del sindaco di Castiglione della Pescaia Elena Nappi, del presidente di Anbi Toscana Paolo Masetti e del presidente del Consorzio Federico Vanni.

Eugenio Giani

Nel corso della mattinata sono previste due tavole rotonde. La prima vedrà il confronto tra Anbi e rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, mentre la seconda sarà dedicata ai contributi delle associazioni agricole, ambientaliste e del mondo accademico, con la partecipazione di Coldiretti, Cia, Lipu BirdLife Italia e dell’Università di Firenze.

Ampio spazio sarà riservato anche alla presentazione di alcune case history nazionali, esempi di buone pratiche nella gestione delle zone umide, che vedranno protagonisti diversi consorzi di bonifica del Paese. La chiusura dei lavori sarà affidata al presidente di Anbi Francesco Vincenzi e al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, con la moderazione di Nicola Saldutti del Corriere della Sera.

«L’incedere della crisi climatica necessita di azioni concrete di resilienza, pena la perdita di ecosistemi e biodiversità come nel caso della Diaccia Botrona», ha sottolineato Vincenzi, ricordando come i Consorzi di bonifica siano impegnati in tutta Italia nel contrasto alla risalita del cuneo salino. Per Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, l’intervento in Maremma è «l’esempio di una comunità che si impegna a mantenere e valorizzare un patrimonio ambientale irripetibile».

Il progetto che prenderà ufficialmente il via prevede un finanziamento di 1,89 milioni di euro e interesserà un’area di 880 ettari. L’obiettivo è contrastare la regressione ambientale dovuta all’aumento della salinità, recuperando habitat di acqua dolce oggi scomparsi e garantendo benefici a numerose specie e ambienti di interesse comunitario.

La Diaccia Botrona

Gli interventi consentiranno un migliore bilanciamento tra l’ingresso di acqua salata attraverso le maree e l’apporto di acque dolci provenienti dal Canale Molla e dal recupero delle acque reflue del depuratore di Castiglione della Pescaia, che verranno trattate anche attraverso la fitodepurazione. Sono previste inoltre nuove opere idrauliche e interventi di consolidamento spondale con tecniche di ingegneria naturalistica.

Oltre alla conservazione ambientale, a progetto concluso la Diaccia Botrona sarà anche più accessibile e fruibile: verranno recuperati sentieri e strutture in legno, ristrutturati i capanni di avvistamento e creati percorsi adatti anche alle persone con disabilità. Un intervento che punta non solo a salvare un ecosistema unico, ma anche a rafforzare il legame tra comunità e territorio, proteggendo un patrimonio che è identità e futuro della Maremma.

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