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Sanità

Rivoluzione salute all'Argentario: la cura torna sotto casa con la casa di comunità da 1,7 milioni

Giovanni Ramiri

28 Gennaio 2026, 15:51

Rivoluzione salute all'Argentario: la cura torna sotto casa con la casa di comunità da 1,7 milioni

Il taglio del nastro e l'interno della struttura

La sanità del futuro approda in via Barellai, a Porto Santo Stefano, dove mercoledì 28 gennaio è stata ufficialmente inaugurata la nuova Casa di Comunità. Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, del direttore generale Asl Tse Marco Torre, della direttrice della zona distretto Colline dell’Albegna Roberta Caldesi e delle autorità locali. L'apertura della struttura non rappresenta un semplice cambio di sede rispetto al vecchio distretto, ma segna l'avvio di un nuovo modello di assistenza basato sulla prossimità e sulla centralità del cittadino.

L'opera, costata circa 1,7 milioni di euro finanziati in gran parte dal Pnrr e per 90mila euro dalla Regione, è stata progettata per garantire percorsi chiari e accessibili. Gli utenti possono infatti accedere agli ambulatori dei medici di medicina generale e alla guardia medica dall'ingresso di via Collodi, mentre tutti gli altri servizi sono raggiungibili da via Barellai. All'interno si trovano il Punto unico d’accesso (Pua), le assistenti sociali, il Cup, il punto prelievi e l'ambulatorio infermieristico, realizzando quel presidio integrato previsto dalle recenti normative nazionali.

«Oggi a Porto Santo Stefano inizia la grande riforma della sanità territoriale Toscana, con il taglio del nastro di una delle prime delle settanta case di comunità finanziate con i fondi Pnrr», ha dichiarato con orgoglio il presidente Eugenio Giani durante la cerimonia. «Completare la riorganizzazione della sanità territoriale è una delle grandi sfide di questa legislatura e di questa autentica riforma le case e gli ospedali di comunità, così come le centrali operative territoriali, sono l’architrave. L’obiettivo è curare e prendere in carico i bisogni di salute delle persone nei territori dove abitano, soprattutto nel caso di anziani e malati cronici, riducendo spostamenti ed accessi impropri a pronto soccorso ed ospedali. Grazie ai fondi del Pnrr abbiamo finanziato settanta case di comunità, ventitré ospedali di comunità e trentasette centrali operative territoriali. I cantieri si stanno chiudendo, siamo riusciti a rispettare il cronoprogramma che ci eravamo dati e presto i territori ne raccoglieranno i frutti».

Sulla stessa linea il direttore generale Marco Torre, che vede nella struttura un pilastro per il supporto alle fragilità. «La Casa della Comunità rappresenta un presidio fondamentale di prossimità, un luogo in cui i cittadini trovano ascolto, orientamento e risposte concrete ai loro bisogni sanitari e sociali. È qui che si realizza una presa in carico continuativa e integrata, capace di accompagnare soprattutto le persone con fragilità e patologie croniche, ma anche l’intera comunità, attraverso servizi accessibili e percorsi coordinati costruiti attorno alla persona».

Infine, la direttrice Roberta Caldesi ha posto l'accento sulla cooperazione tra enti per rendere i servizi sempre più vicini alle necessità reali della popolazione locale. «Stiamo continuando a lavorare in sinergia con la direzione aziendale. L’obiettivo è quello di creare un punto di riferimento per aiutare la comunità locale a conoscere i servizi disponibili, oltre che di valutare i bisogni delle persone più fragili o con disabilità, per avviare un percorso di presa in carico integrata».

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