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Politica

Cgil Grosseto: “No alla riforma Bongiorno, mina la tutela delle donne”

Le sindacaliste grossetane: «Il dissenso non tutela, si rischia un pericoloso arretramento sui diritti»

Giovanni Ramiri

27 Gennaio 2026, 20:13

CGIL Grosseto: “No alla riforma Bongiorno, mina la tutela delle donne”

Lo sportello donne di CGIL Grosseto

Presa di posizione netta da parte delle donne della CGIL di Grosseto a proposito della proposta di riformulazione del disegno di legge contro la violenza sessuale, che cancella la parola "consenso" per sostituirla con il concetto di "dissenso" e "volontà contraria".

Il Coordinamento Donne il Coordinamento Donne Spi del sindacato hanno esposto il loro pensiero sul disegno di legge, presentato dalla senatrice Giulia Bongiorno e in discussione oggi - 27 gennaio - presso la Commissione Giustizia del Senato, tramite comunicato stampa.

In una nota inviata dal sindacato si sostiene che la proposta della Lega costituisca un inaccettabile arretramento rispetto all’intesa bipartisan raggiunta alla Camera tra Meloni e Schlein, tradendo l’impegno assunto nei confronti delle donne, della loro tutela e del diritto all’autodeterminazione. Le rappresentanti della CGIL affermano che si tratta di un attacco ai diritti di tutte le donne, che scarica sulle vittime la responsabilità maschile della violenza sessuale e finisce per legittimare la cultura patriarcale ancora radicata nel Paese: «Riteniamo gravissimo che il Parlamento torni indietro su un principio fondamentale: il consenso libero, attuale e consapevole».

Per Claudia Rossi, responsabile del Coordinamento Donne CGIL di Grosseto «Il consenso è l'unico criterio che protegge realmente le donne dalla violenza sessuale».

Claudia Rossi

«Questa modifica - prosegue Rossi - non è una semplice riformulazione tecnica, ma una scelta politica che sposta ancora una volta l'onere della prova sulle vittime, obbligandole a provare il proprio dissenso, quando dovrebbe essere l'aggressore a dover provare il consenso. Sappiamo bene che molte donne che subiscono violenza non reagiscono per paura, per lo shock o per coercizione. Come possiamo accettare che venga posto a carico della vittima l’onere della prova?».

Nel comunicato si sottolinea come la proposta di Bongiorno non solo elimini il principio del consenso - in linea con i 21 Paesi europei che lo hanno già adottato e con le raccomandazioni della Convenzione di Istanbul - ma apporti ulteriori modifiche introducendo riduzioni significative delle sanzioni: per la violenza sessuale “semplice” la detenzione passa da 6-12 anni a 4-10, mentre resta compresa tra 6 e 12 anni nei casi di violenza con minaccia, abuso di potere o sfruttamento di una condizione di inferiorità fisica o psichica.

Secondo le rappresentanti, si tratta di un duplice affronto alle vittime: nelle ipotesi considerate di minore gravità, la pena può essere ridotta fino a due terzi.

Presa di posizione netta anche da parte della responsabile del coordinamento Donne Spi CGIL Innocenti, che dichiara: «I coordinamenti Donne CGIL Grosseto si oppongono fermamente a questo testo. Abbiamo aspettato anni una legge sul consenso, abbiamo visto finalmente l'accordo della maggioranza con l'opposizione, e ora la Lega sceglie di romperlo. Non possiamo permettere che la violenza sessuale continui a essere affrontata con un approccio arretrato, che criminalizza le vittime invece di proteggerle».

«Il no alla violenza - conclude la coordinatrice Rossi - deve partire da qui: dal consenso, dal diritto delle donne di dire 'sì' senza coercizioni, senza inganni, in piena libertà. Se questo non è garantito dalla legge, allora la legge non protegge noi donne, ma gli aggressori».

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