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METEO

Lo Stratwarming è ora: come il Polo Nord potrebbe portare il freddo siberiano in Italia

Il riscaldamento della stratosfera che cambia il meteo alle nostre latitudini

Federico Catocci

26 Gennaio 2026, 10:34

Lo Stratwarming è ora: come il Polo Nord potrebbe portare il freddo siberiano fino alla Maremma

Immagine a scopo illustrativo dello stratworming

In questi giorni, mentre osserviamo dalla Maremma le temperature del tardo gennaio 2026 ancora sopra le medie stagionali, accade qualcosa di straordinario a 20 chilometri di altitudine. Lo Stratwarming (qualcuno lo chiama anhe major stratworming visto le intense manifestazioni) Sopra il Polo Nord, nella stratosfera, si sta verificando uno degli eventi meteorologici più complessi e affascinanti dell'anno: un Sudden Stratospheric Warming, o per dirla in termini più comprensibili, un riscaldamento improvviso della stratosfera polare.

Si tratta di un fenomeno che il Consorzio Lamma (Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale) della Toscana monitora con estrema attenzione, perché quello che accade a migliaia di metri di altitudine sul Polo Nord, nei prossimi giorni, potrebbe determinarsi direttamente sulla nostra regione e sulla Maremma con incursioni di aria gelida, piogge abbondanti e possibili nevicate fino a quote basse.

L'evento è di tale intensità che i dati scientifici lo inseriscono tra i più forti mai registrati nella storia meteorologica moderna. Tra il 27 e il 28 dicembre, l'indice Nam (Northern Annular Mode) ha superato il valore critico di -3, varcando poi la soglia straordinaria di -4.3, un valore eccezionale. Il riscaldamento stratosferico ha raggiunto picchi superiori ai 50 gradi Celsius in pochi giorni, un aumento quasi inimmaginabile per una regione dell'atmosfera che normalmente ospita le temperature più fredde della Terra. Eppure, questo è solo l'inizio di una storia che terminerà nel nostro territorio, agli inizi di febbraio 2026.

Cosa è uno stratwarming

Durante l'inverno, il Polo Nord è dominato dal vortice polare stratosferico, una vasta area di bassa pressione fredda dove i venti possono superare i 200 chilometri orari. Questo vortice funziona come un contenitore che mantiene confinata l'aria gelida al Polo Nord. Talvolta, però, questo equilibrio si rompe.

Quando onde planetarie di grande ampiezza (principalmente le cosiddette "onde di Rossby" originate dalle catene montuose e dalle differenze termiche tra oceani e continenti) propagano verso l'alto la loro energia dalla troposfera alla stratosfera, possono disturbare il vortice polare e causare un riscaldamento rapido e drammatico. Questo è lo stratwarming.

Lo stratwarming si manifesta in due varianti. Nel displacement, il vortice viene spinto lateralmente e sostituito nella zona polare da un'alta pressione, provocando incursioni di aria fredda verso sud in forma contenuta. Lo split, invece, è più severo: il vortice viene letteralmente diviso in due lobi di bassa pressione distinti che si dirigono verso latitudini inferiori, generando un flusso di aria fredda massicchio e persistente.

La differenza tra displacement e split illustrata nel video Lamma

Stratwarming 2026: frequenza e storia recente

Uno stratwarming si verifica mediamente ogni due anni durante i mesi invernali, non è raro, ma nemmeno banale. La maggior concentrazione si ha in gennaio e febbraio, con occorrenze minori a dicembre e marzo. L'evento più memorabile rimane lo stratwarming del gennaio 1985, che ha visto il collasso del vortice polare con conseguenze climatiche drammatiche su tutta l'Europa. Anche il febbraio-marzo 2018 ha generato anomalie significative.

Quello che potrebbe rendere il 2026 particolarmente notevole è l'eccezionalità dell'intensità dello stratwarming e il ritardo della propagazione verso la troposfera. Un'analisi storica del LAMMA su 28 stratwarming accaduti tra il 1949 e il 2018 ha identificato solamente tre casi di ritardo comparabile: nel 1968 (19 giorni), nel 1971 (22 giorni) e nel 1965 (30 giorni). Tutti e tre si verificarono, come nel nostro caso, nella primissima parte dell'inverno (definiti SSW di tipo "early").

Le anomalie termiche illustrate nel video Lamma

Il ritardo: perché non stiamo ancora congelando

Ecco la parte cruciale. Nonostante lo stratwarming attuale sia tra i più intensi mai osservati (con riscaldamenti superiori ai 50°C e valori di Nam di -4.3) la propagazione verso la troposfera rimane limitata e controversa, avendo raggiunto finora con chiarezza solo i livelli più elevati del vortice polare.

Il Lamma spiega il fenomeno analizzando la storia. Quando uno stratwarming ha totale propagazione, il vortice polare troposferico nei 30 giorni precedenti l'evento è mediamente molto debole. Nel nostro caso, il vortice troposferico era invece molto forte quando è iniziato lo stratwarming il 27-28 dicembre. Questo si è dimostrato il fattore determinante nel limitare la propagazione iniziale.

Neve a Bergamo (novembre 2025)

Cosa significa concretamente? Le irruzioni di aria fredda che abbiamo osservato nel gennaio 2026 sul territorio italiano non sono da attribuire direttamente allo stratwarming. Si tratta piuttosto di anomalie climatiche associate ad altri fattori: il Nino moderato (raffreddamento dell'oceano Pacifico) e la bassa attività solare.

Quando arriverà il freddo: febbraio e oltre

I modelli globali Ecmwf e Ffs riportati dagli esperti indicano che il completamento dello stratwarming, con la possibile rottura del vortice polare, dovrebbe verificarsi ai primi di febbraio 2026. Il periodo critico è identificato nel 31 gennaio-2 febbraio, quando il vortice polare troposferico dovrebbe essere del tutto condizionato.

La caratteristica cruciale degli stratwarming tardivi come questo: qualora l'evento si completi, la circolazione atmosferica potrebbe essere fortemente condizionata fino ai primi di aprile. Nei tre casi storici con ritardi comparabili (1965, 1968, 1971), gli effetti dello stratwarming si sono protratti per un periodo pari o simile al ritardo cumulato. In questo caso potenzialmente fino a 28 giorni di effetti sulla troposfera dopo il completamento dello split.

La Maremma nel bersaglio dello stratwarming? Dipende dal regime circolatorio

Qui risiede un equivoco cruciale spesso trascurato negli articoli sensazionalistici: uno stratwarming non garantisce automaticamente che il freddo artico raggiungerà l'Italia. L'impatto geografico dipende dal tipo di circolazione atmosferica presente al momento dello split.

Immagine puramente illustrativa degli effetti dello stratworming

La ricerca meteorologica recente ha identificato diversi "regimi circolatori" che seguono uno stratwarming, con conseguenze completamente diverse sull'Italia. Quando si forma un Greenland Blocking (alta pressione sulla Groenlandia), mediamente genera anomalie termiche positive o leggermente negative sull'Italia. Quando invece un European Blocking sfuma in un Atlantic Ridge, allora si sviluppano le situazioni più fredde, con anomalie negative marcate soprattutto al centro-nord peninsulare.

La Maremma, per la sua posizione geografica, presenta una vulnerabilità intermedia. Non è automaticamente nel raggio d'azione del freddo polare come la Pianura Padana, ma nemmeno è protetta come le regioni meridionali del Mezzogiorno.

Cosa aspettarsi nei prossimi 60 giorni sulla Maremma

Le proiezioni indicano per febbraio 2026 un mese dinamico, con temperature variabili e possibili episodi perturbati alternati a potenziali incursioni fredde. Nelle zone interne della Maremma (Monte Amiata, Appennino senese), il freddo potrebbe manifestarsi con maggiore intensità, con precipitazioni anche nevose qualora le irruzioni fredde si concretizzassero in concomitanza con celle perturbate atlantiche.

Lo scenario più probabile vede una prima decade di febbraio caratterizzata da variabilità e episodi perturbati, seguita da una possibile intensificazione dei fenomeni freddi nella seconda decade. Una terza fase, verso il 20 febbraio, potrebbe portare un ammorbidimento, ma seguita da un possibile ritorno di freddo nella parte conclusiva del mese.

Questa è una descrizione basata su climatologie medie. Ogni stratwarming ha la sua individualità, e la configurazione specifica del vortice polare nei giorni 5-15 di febbraio determinerà quale scenario si concretizzerà effettivamente sulla Maremma.

Illustrazione della Brewer-Dobson Circulation nel video Lamma

I tre fattori favorevoli quest'anno

Secondo l'analisi del Lamma, tre parametri climatici spiegano perché uno stratwarming è probabile proprio nel 2026:

Brewer-Dobson Circulation: Questa circolazione troposferica-stratosferica trasporta calore dai tropici verso i poli. Quando è particolarmente profonda e amplificata dalle onde di Rossby, aumenta la probabilità che l'energia raggiunga la stratosfera con forza sufficiente a disturbare il vortice polare. A dicembre 2025, gli indicatori mostravano un'accelerazione marcata.

Quasi-Biennial Oscillation (Qbo): È un'oscillazione naturale dei venti stratosferici tropicali che si inverte da occidentali a orientali ogni 24-30 mesi circa. Quando la Qbo è in fase orientale (negativa), le onde planetarie penetrano più facilmente nella stratosfera, favorendo lo stratwarming. La transizione della Qbo quest'anno è avvenuta ad aprile 2025, e tipicamente genera effetti nella troposfera verso febbraio dell'inverno seguente—esattamente quando osserviamo lo stratwarming attuale.

Fase di Enso: Attualmente il Pacifico equatoriale si trova in condizioni di Nina (freddo). Gli studi hanno documentato che Nina + Qbo negativa aumentano notevolmente la probabilità di stratwarming. Tutti e tre i fattori convergono favorevolmente nel gennaio-febbraio 2026.

Auto su strada innevata

Conclusione questione Stratworming? Il cielo si prepara

Lo stratwarming non è una novità meteorologica, ma uno dei grandi attori della variabilità climatica invernale. Quello del gennaio 2026 rappresenta un episodio notevole per intensità e per il ritardo della propagazione. Nel giro di poche settimane (probabilmente entro i primi 10 giorni di febbraio) la Maremma potrebbe trovarsi protagonista di una revisione climatica significativa, con il passaggio da un gennaio mite a un febbraio che potrebbe reintrodurre il vero volto invernale, almeno per alcune settimane.

Non si tratta di certezza, ma di una probabilità ben fondata su decenni di osservazioni e modelli matematici sofisticati. Il monitoraggio settimanale delle previsioni meteorologiche rimane essenziale: la natura climatica della penisola italiana conserva ancora la capacità di sorprendere con episodi di freddo intenso e inaspettato, specialmente quando la stratosfera decide di ribaltare il suo equilibrio.

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