L'analisi
Il borgo di Santa Fiora e l'assessore Cristina Manetti
La Maremma, con i suoi borghi incastonati tra colline, coste e parchi naturali, sta emergendo sempre di più come protagonista del turismo culturale in Toscana. Piccoli comuni che spesso sembrano sospesi nel tempo, capaci di raccontare storie millenarie, tradizioni enogastronomiche e panorami unici, possono diventare leve strategiche per rilanciare l’economia locale e attrarre visitatori in cerca di esperienze autentiche.
A confermare questa tendenza è una recente ricerca dell’istituto Demoskopika, che stima per il 2026 oltre 21 milioni di arrivi e circa 80 milioni di presenze nei borghi toscani, con una permanenza media di 3,7 giorni. Si tratta di una crescita significativa rispetto al 2025: +5,3% negli arrivi e +6,9% nelle presenze. Numeri che sottolineano come i borghi non siano più una semplice nicchia turistica, ma una componente strutturale e in costante espansione del panorama culturale regionale.
“Questi dati confermano che i borghi non sono una nicchia, ma una componente strutturale del turismo culturale”, sottolinea l’assessore regionale al turismo culturale, Cristina Manetti. “La Toscana da anni lavora al loro rilancio, promuovendo un turismo diffuso capace di valorizzare l’intero territorio. Bene dunque che anche la ministra Santanchè condivida questa visione”.
Tra le novità più interessanti per sostenere questa crescita c’è la “Culture Tuscany Card”, una carta digitale con Qr code pensata per mettere in rete musei, gallerie, cammini e percorsi meno noti. “È uno strumento a cui lavoriamo con convinzione, perché riteniamo possa diventare strategico per lo sviluppo del turismo culturale nei borghi e nei piccoli comuni”, spiega Manetti.
La strategia regionale punta a un turismo di sistema, capace di valorizzare esperienze diffuse sul territorio. Esperienze come quelle di Campiglia Marittima, sviluppate in collaborazione con la società Parchi della Val di Cornia e i comuni di Piombino, San Vincenzo, Suvereto e Sassetta, rappresentano un modello replicabile: integrazione tra cultura, natura e comunità locali, per offrire al visitatore percorsi unici e coerenti con l’identità del territorio.
Non meno importante è il ruolo della Via Francigena, definita dall’assessora un “asset fondamentale per il turismo lento e culturale e per il sostegno alle economie locali”. Diversamente dall’orientamento del governo nazionale sui cammini, la Regione Toscana punta a valorizzare questi percorsi come strumento di sviluppo sostenibile, in grado di promuovere la scoperta dei borghi, stimolare il commercio locale e rafforzare la presenza turistica nei periodi meno affollati dell’anno.
E arriviamo alla Maremma, terra di borghi nella regione dei borghi. Qui i piccoli centri non sono solo un patrimonio da custodire: sono motori di sviluppo culturale e turistico, capaci di attrarre visitatori alla ricerca di autenticità e esperienze immersive. Con strumenti digitali innovativi, strategie di sistema e un’attenzione costante alle eccellenze locali, la regione punta a consolidare un modello di turismo che valorizza il passato senza dimenticare il futuro.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy