La storia
Ferruccio Lamborghini nel suo ufficio (https://www.museolamborghini.com)
La storia di Ferruccio Lamborghini non è quella di un semplice industriale, ma la cronaca di una ribellione contro il destino e contro le gerarchie prestabilite. Nato in una famiglia di agricoltori a Cento, Ferruccio avrebbe dovuto seguire le orme del padre tra i filari, ma il suo sguardo era costantemente rivolto agli ingranaggi. La sua vera accademia fu la Seconda Guerra Mondiale: distaccato a Rodi come tecnico della Regia Aeronautica, si guadagnò la fama di mago della meccanica, capace di rimettere in moto veicoli che sembravano destinati alla rottamazione utilizzando solo ingegno e pezzi di fortuna.
Tornato in Italia, Ferruccio comprese che il Paese ferito aveva fame di modernità. Mentre altri pensavano alle utilitarie, lui intuì che il futuro passava per la terra. Nacque così il Carioca, il primo trattore costruito recuperando i motori dei camion lasciati dagli americani. Grazie a un vaporizzatore di sua invenzione, quei motori potevano essere avviati a benzina e poi alimentati a petrolio, abbattendo i costi per i contadini. Fu un successo travolgente. In pochi anni, la Lamborghini Trattori divenne un impero, permettendo a Ferruccio di accumulare una fortuna che lo portò a frequentare il mondo del lusso e delle corse.

Ferruccio amava la velocità, ma odiava l'imperfezione. Possedeva diverse auto sportive, ma era la sua Ferrari 250 GT a dargli i grattacapi peggiori. La frizione, secondo lui, non era all'altezza del motore. Quando decise di smontarla nella sua officina, scoprì con rabbia che era lo stesso pezzo che usava nei suoi trattori, ma venduto a un prezzo dieci volte superiore. La sua visita a Maranello non era un atto di superbia, ma un suggerimento tecnico tra esperti. La risposta di Enzo Ferrari fu una sentenza: "Il problema non è la macchina, è il conducente che sa guidare solo trattori".
Quell'offesa fu il miglior investimento nella storia dell'automobilismo. Ferruccio non si limitò a rispondere a parole; decise che avrebbe costruito la macchina perfetta, una vettura che non avrebbe mai costretto il proprietario a scendere a compromessi tra potenza e comfort.

Un giovanissimo Enzo Ferrari
Nel 1963, in tempi record, sorse la fabbrica di Sant'Agata Bolognese. Ferruccio non cercava collaboratori, cercava complici. Reclutò giovani ingegneri geniali come Giotto Bizzarrini, Giampaolo Dallara e Paolo Stanzani, dando loro una libertà creativa che nessun'altra casa automobilistica avrebbe mai concesso. L'obiettivo era ambizioso: creare un motore V12 che fosse superiore a quello di Ferrari.
Mentre il mondo guardava con scetticismo quel "contadino" che voleva fare le scarpe al Drake, nel 1966 arrivò la Miura. Con il suo motore centrale trasversale e la carrozzeria disegnata da Marcello Gandini, la Miura non era solo una macchina: era un oggetto alieno, una scultura in movimento che rese istantaneamente obsolete tutte le supercar del tempo. Fu in quel momento che il Toro non solo raggiunse il Cavallino, ma lo costrinse a rincorrere.

La Lamborghini Miura (www.museolamborghini.com)
Ferruccio era un uomo di passioni viscerali. Scelse il Toro come simbolo non solo per il suo segno zodiacale, ma perché rappresentava la forza bruta capace di eleganza, un concetto che ribadì battezzando le sue auto con nomi tratti dalla tauromachia. Tuttavia, era anche un uomo che sapeva quando fermarsi. All'inizio degli anni Settanta, tra crisi petrolifere e tensioni sindacali, decise di vendere le sue aziende e ritirarsi nella sua tenuta in Umbria, tornando a produrre vino e a godersi la terra da cui era partito.
Questa incredibile parabola umana e industriale è l'anima di "Lamborghini - The Man behind the Legend", il film che Rai 2 trasmette stasera. La pellicola, con Frank Grillo nei panni del protagonista, cerca di condensare decenni di ambizione e metallo in un racconto che ci ricorda come, a volte, un insulto possa diventare la pietra angolare di un impero immortale.

Frank Grillo
Il film, basato sulla biografia scritta dal figlio Tonino Lamborghini, mostra come Ferruccio abbia rivoluzionato il concetto di Gran Turismo. Voleva un'auto che fosse perfetta: silenziosa, comoda, ma dotata di una potenza brutale. Questa visione culminò nella creazione di modelli iconici come la 350 GT e soprattutto la rivoluzionaria Miura. Con le sue linee sinuose firmate da Marcello Gandini per Bertone, la Miura rese improvvisamente vecchie le pur bellissime Ferrari del tempo, sancendo il sorpasso estetico del Toro sul Cavallino.
La regia di Moresco, avvalendosi di un cast d'eccezione con Frank Grillo, Romano Reggiani e Mira Sorvino, riesce a restituire una dimensione umana inedita al protagonista. Non vengono nascoste le ombre di un uomo che ha sacrificato affetti e stabilità per inseguire un’idea di perfezione assoluta. La rivalità tra i due giganti rivela una profonda solitudine: entrambi erano prigionieri del proprio genio, incapaci di scendere a compromessi. Stasera il pubblico avrà l'occasione di riscoprire un'epoca in cui il coraggio individuale poteva ancora spostare gli equilibri dell'industria mondiale, dimostrando che l'innovazione nasce spesso da un no ricevuto in faccia e che l'orgoglio, se canalizzato nel lavoro, può creare miti immortali.
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