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Sanità

Liste di attesa, in Toscana prestazioni anche la sera e nei fine settimana

Monni risponde a FdI: «Lo facciamo da tempo, con numeri superiori al Piemonte»

Redazione Web

15 Gennaio 2026, 18:06

Monia Monni assessora Regione Toscana alla sanità

Monia Monni assessora della Regione Toscana alla sanità

In Toscana le visite specialistiche e le prestazioni diagnostiche la sera e nei fine settimana sono già una realtà consolidata. A sottolinearlo è l’assessora regionale alla sanità Monia Monni, che replica alla proposta avanzata dal gruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale sul modello organizzativo per ridurre le liste di attesa.

«Buona idea quella del gruppo di Fratelli d’Italia – commenta Monni – e infatti in Toscana lo si fa da tempo: il modello Piemonte a cui si richiamano è anche il modello toscano, che per le visite del sabato conta addirittura maggiori volumi della sanità piemontese, che pure ha più residenti».

Prestazioni serali e nel weekend: oltre 262mila in un anno

Secondo i dati nazionali del sistema di controllo e monitoraggio delle liste di attesa, in Toscana l’estensione degli orari non rappresenta una sperimentazione recente, ma una scelta organizzativa strutturale, soprattutto per la diagnostica.

Ospedale Misericordia di Grosseto

«Da gennaio a novembre 2025 – spiega l’assessora – sono state prenotate 239.977 prestazioni in orario serale, dalle 18 a mezzanotte». A queste si aggiungono 22.639 prestazioni effettuate il sabato, mentre «la domenica è riservata alle prestazioni ambulatoriali in urgenza».

Complessivamente, «tra le fasce serali dal lunedì al venerdì e il sabato – evidenzia Monni – si superano le 262 mila prestazioni, pari a oltre l’8% delle 3 milioni e 200 mila prestazioni monitorate».

Macchinario per la risonanza magnetica

«Si tratta – sottolinea – di una quota significativa, che dimostra come l’estensione degli orari sia già una componente stabile e rilevante dell’organizzazione della sanità pubblica toscana».

«Liste di attesa, problema complesso: servono investimenti»

L’assessora chiarisce però che l’apertura serale e nei fine settimana, da sola, non è sufficiente a risolvere il problema.

«Continueremo a tenere aperte le agende nelle fasce serali e nei fine settimana – conclude Monni – ma le liste di attesa non si risolvono solo così. È un lavoro complesso, che richiede programmazione, investimenti e attenzione costante al lavoro delle professioniste e dei professionisti sanitari».

Un tema che, secondo l’assessora, riguarda anche «l’appropriatezza delle prescrizioni, su cui abbiamo lavorato e continueremo a lavorare», ma soprattutto «i tetti di spesa del personale, fermi da anni, che riducono la possibilità di nuove assunzioni».

Monia Monni all'ospedale di Massa

«Da tempo – aggiunge – chiediamo al Governo di rivedere questi limiti e di investire maggiormente sul sistema sanitario pubblico, destinando alla sanità nazionale almeno il 7,5% del Pil, perché senza risorse adeguate una sanità pubblica e universalistica non può sopravvivere».

«È così – conclude Monni – che si rafforza davvero il sistema sanitario: non con annunci, ma con scelte coerenti e con la responsabilità di chi considera la salute un diritto universale, da garantire ogni giorno».

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