TURISMO
Vitozza (foto "Musei di Maremma)
Vitozza è una delle mete più sorprendenti e ancora poco conosciute della Maremma toscana: un’antica “città di pietra” nascosta nei boschi del comune di Sorano, lungo la valle del fiume Lente. Qui, tra sentieri ombreggiati e pareti di tufo coperte di muschio, si incontrano i resti di un grande insediamento rupestre abitato ininterrottamente dall’età etrusca fino al Settecento, oggi trasformato in un vero e proprio borgo fantasma.
Per questo Vitozza viene spesso definita la “città perduta” della Toscana: al posto delle case in pietra compatte di un centro storico tradizionale, ci sono oltre 200 grotte scavate nella roccia, usate nei secoli come stalle, abitazioni, magazzini e necropoli. A completare il quadro restano i ruderi di due castelli medievali, la suggestiva “Chiesaccia” e le tracce di antiche strade che collegavano questo abitato al resto della Maremma.

La Chiesaccia di Vitozza (foto "Musei di Maremma")
La storia di Vitozza è un condensato di Toscana antica. Le prime tracce risalgono al mondo etrusco, quando le cavità nel tufo venivano usate come tombe e ambienti di servizio, in continuità con le altre “città del tufo” come Sorano, Sovana e Pitigliano. In epoca medievale l’area si fortifica: compaiono castelli e strutture difensive legate prima agli Aldobrandeschi e poi alla famiglia Orsini, che controllavano il territorio maremmano.

Vitozza (foto "Musei di Maremma")
La svolta arriva nel Quattrocento, quando le contese tra Siena e gli Orsini portano alla distruzione di gran parte degli edifici e all’inizio di un lento declino dell’abitato. Nei secoli successivi Vitozza diventa un rifugio isolato, quasi un covo di briganti immerso nei boschi, fino all’abbandono definitivo intorno alla fine del Settecento, quando l’ultima abitante, la leggendaria Agostina “la Riccia”, lascia le sue grotte.
Oggi Vitozza è una meta ideale per chi ama trekking, storia e luoghi fuori dalle rotte più battute. Dal borgo di San Quirico di Sorano parte un itinerario ad anello che attraversa il parco archeologico: si cammina tra grotte su più livelli, colombari scavati nella roccia, resti dei castelli e scorci sulla valle del Lente. Lungo il percorso si incontrano anche le celebri vie cave, le spettacolari strade incassate nel tufo scavate dagli Etruschi e ancora perfettamente leggibili nel paesaggio.

Alcune delle grotte di Vitozza (foto "Musei di Maremma")
Non mancano le leggende: si parla di cunicoli segreti che collegherebbero Vitozza a Sorano o San Quirico, di gallerie sotterranee usate dai briganti e di presenze che ancora abitano le grotte più interne. È proprio questa commistione di natura, rovine e mistero a rendere la “città perduta” una destinazione perfetta per chi cerca una Toscana diversa, più selvaggia e silenziosa rispetto ai percorsi classici tra città d’arte e borghi affollati.
Dal punto di vista del turismo contemporaneo, Vitozza incrocia diversi trend: cammini nella natura, piccoli borghi, siti archeologici immersi nel verde e luoghi “instagrammabili” ma ancora non invasi dal turismo di massa. Le grotte scavate nel tufo, i ruderi del castello che emergono tra gli alberi e le arcate dell’acquedotto ottocentesco sul Lente offrono scorci perfetti per chi ama fotografia, escursioni e storytelling sui social.

Uno dei percorsi intorno a Vitozza (foto "Parco archeologico città del tufo")
In più, Vitozza si inserisce in un itinerario di viaggio più ampio nella Maremma del tufo, facilmente abbinabile a Sorano, Sovana, Pitigliano e alle vicine terme di Saturnia o San Casciano dei Bagni, creando un racconto di viaggio che unisce benessere, archeologia e natura. Un motivo in più perché questa città perduta, dopo secoli di silenzio, stia tornando lentamente al centro delle mappe di chi vuole scoprire una Toscana diversa e sorprendente.
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