POLITICA
Gli Stati Uniti attaccano Caracas
Caracas, 3 gennaio. Intorno alle 2 di notte (ora locale) diverse detonazioni hanno colpito alcuni siti nella capitale venezuelana.
I media internazionali parlano di almeno sette esplosioni nella capitale. Tra i primi a dare l'allarme troviamo il presidente colombiano Gustavo Petro, che ha chiesto alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite di condannare gli attacchi contro il Venezuela.
Tra i principali obiettivi si segnalano centri del potere, infrastrutture militari, porti e aeroporti. Tra i centri colpiti anche il mausoleo che ospita la tomba dello storico leader Hugo Chávez, deceduto nel 2013. Si attendono notizie sul numero di vittime rimaste coinvolte.
Qualche ora dopo Donald Trump ha rivendicato l'aggressione e annunciato tramite un post sul suo social Truth l'arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores. I due sono stati condotti fuori dal Paese. Ulteriori informazioni verranno rilasciate in una conferenza stampa indetta dalla Casa Bianca alle 17 ora italiana.

Il post di Trump su Truth
Dopo le dichiarazioni del presidente colombiano Petro, sono arrivate parole di condanna dell'operazione statunitense anche da parte di Teheran. Mosca ha sottolineato l'importanza di evitare l'escalation e Putin si è detto pronto a favorire il dialogo. Il presidente argentino Javier Milei ha espresso soddisfazione per la cattura di Maduro.
Il ministro della Difesa del Venezuela Vladimir Padrino López ha condannato l'attacco e dichiarato che il Paese non si sottometterà agli Stati Uniti.

Veicoli blindati della guardia nazionale a Caracas
I democratici statunitensi hanno definito l'attacco illegale. Da Washington fanno sapere che al momento non sono previste altre operazioni e che Maduro verrà processato in Venezuela.
I leader dell'opposizione María Corina Machado (Nobel per la Pace) e Edmundo González Urrutia non hanno ancora rilasciato dichiarazioni.
Già da diversi mesi gli Stati Uniti hanno preso di mira il Paese latinoamericano, accusando Maduro di essere a capo di organizzazioni terroristiche che favoriscono il narcotraffico. Ad agosto 2025 la taglia sulla testa del leader venezuelano è stata portata a 50 milioni di dollari e sono iniziate operazioni nel Mar dei Caraibi che hanno colpito diverse piccole imbarcazioni sospettate di essere coinvolte nel traffico di sostanze stupefacenti. Tali attacchi hanno causato la morte di più di cento persone. In seguito il presidente Donald Trump ha autorizzato operazioni terrestri in territorio venezuelano.

Sostenitori del presidente venezuelano Nicolás Maduro a Caracas
Caracas ha fin da subito accusato Washington di servirsi della lotta alla droga per camuffare il vero obiettivo: impadronirsi del petrolio. Nel mese di dicembre sono infatti state sequestrate dai militari statunitensi due petroliere che trasportavano greggio venezuelano.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato di essere in costante contatto con i diplomatici italiani a Caracas. L'unità di crisi della Farnesina è attiva. La famiglia del volontario italiano Alberto Trentini, detenuto nel carcere El Rodeo da più di 400 giorni, sta seguendo con apprensione gli eventi di Caracas.
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